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Marco De Vincenzo, oltre alla forma, la sostanza

La moda è in continua innovazione e sviluppo, e se c'è una figura capace di incarnare questa costante evoluzione è Marco De Vincenzo, designer e collaboratore di Fendi con una visione dello stile tutta geometrica da conoscere ed amare.

Marco De Vincenzo nasce a Messina nel 1978. Durante gli anni del liceo si accorge della sua passione per il disegno e per la progettazione, che unisce alla sua già evidente passione per il mondo della moda, arrivando alla consapevolezza di quale sarebbe dovuta diventare la sua strada. Concluso il liceo lascia Messina, si trasferisce a Roma, frequenta l'Istituto Europeo di Design IED e si diploma in moda e costume.

Subito a 21 anni entra a far parte della grande famiglia Fendi e collabora con Silvia Venturini Fendi come designer di accessori. Questa collaborazione prosegue tuttora, sebbene ora ricopra il ruolo di leather good head designer per la maison.

Accadono però nel corso del tempo degli avvenimenti che segnano una svolta nella vita. Per il designer messinese sono stati principalmente due, riassumibili in due anni: il 2009 e il 2014. A luglio 2009 infatti De Vincenzo vince attraverso il prêt-à-porter il concorso Who Is On Next? Indetto da AltaRoma in collaborazione con Vogue Italia, tanto da trovare a capo della giuria la direttrice Franca Sozzani. Nonostante la sua esperienza nel campo degli accessori, nello stesso anno sente la necessità di superare i suoi limiti, tanto da dare vita al suo marchio parallelamente all'impiego da Fendi e presentarlo, in accordo con la maison, in uno spazio industriale a Parigi durante le sfilate di Haute Couture. A settembre la sua prima collezione di prêt-à-porter sfila a Milano durante la Fashion Week. Il successo dello stilista è immediato e in continua evoluzione, tanto che nel 2014 stringe un accordo con il gruppo LVHM, che possiede il 45% della società e gli permette di portare le sue idee nel mercato globale.

La semplicità è la sofisticazione risolta.

Durante un'intervista Marco De Vincenzo afferma che questa massima di Costantino Brancusi rappresenta lui e il suo pensiero, che riversa in ogni progetto in cui si cimenta, e non potremmo essere più d'accordo. La particolarità del marchio è data dal fatto che la semplicità delle linee viene comunque arricchita dalla particolarità delle applicazioni. Pieghe, ricami, tagli, sono solo alcune delle caratteristiche degli abiti dello stilista. Lo stile del designer infatti è un connubio di minimalismo e ornamentalismo. I capi sono focalizzati su silhouettes e su forme semplici, puntando alla valorizzazione delle figure e dei corpi. L'impatto visivo è fondamentale. I suoi punti di forza infatti sono l'utilizzo del colore e soprattutto la manipolazione della materia. De Vincenzo accosta tessuti differenti in contrasto cromatico e vanta l'utilizzo di tessuti particolari prodotti fra Como e Biella e trattati con tecniche ancor più particolari come il taglio laser, la termosaldatura e l'utilizzo di componenti metalliche sui capi. Questo attaccamento alla geometria degli oggetti è dovuto principalmente alla sua esperienza come designer di accessori, campo in cui la forma è tutto, più importante dei tessuti e delle linee. La sua modernità si intravede anche durante le sue sfilate, caratterizzate da musica sperimentale e architettura moderna e industriale.

L'ispirazione per i suoi capi proviene dai diversi ambienti fra cui si divide, ovvero Messina, Roma, sede centrale di Fendi, e Milano, dove lavora principalmente al suo brand. Il passato non è contemplato all'interno delle sue collezioni, caratterizzate da uno stile moderno ed innovativo, da stampe grafiche surreali e linee geometriche. Il suo stile è in continuo sviluppo, come si evince dall'utilizzo di tessuti sempre nuovi ed innovativi al fine di stupire se stesso e le persone a cui le sue creazioni sono indirizzate.

E se è vero che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, non possiamo che aspettarci un'evoluzione da parte del designer, non solo nella forma e nella materia, ma anche nella sostanza.

Giulia Porceddu

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