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Alessandro dell'Acqua: prima e dopo N°21

Oggi puntiamo la lente di ingrandimento sul designer partenopeo Alessandro dell'Acqua, tutto quello che è successo, prima e dopo il grande successo del suo brand Numero 21.

Da piccolo sognava di fare l'attore e invece quella che per lui è un'attitudine, lo stile, lo ha portato a fare il designer. Ama le icone come Ava Gardner o Anna Magnani, le cui sottovesti nere hanno ispirato i look per molte creazioni. Ama le cose fresche e delicate, il suo colore preferito è il rosa carne dagli effetti nude.

Un percorso che, come per molti altri suoi colleghi, inizia dopo gli studi.

Conseguito il diploma all'Accademia di Belle Arti di Napoli, comincia a disegnare per Genny, l'azienda di abbigliamento italiana fondata ad Ancona nel 1961, che negli anni ha sfornato alcuni dei più importanti talenti del Made in Italy, tra cui Gianni Versace. Azienda che, nel 2001, viene ceduta al gruppo Prada e dal 2011 appartenente al gruppo Facchini. A soli ventitré anni, Alessandro dell'Acqua ne era il direttore creativo.

Dopo una parentesi nel mondo della maglieria firmata Pietro Pianfiorini, crea nel 1996 l'azienda che porta il suo stesso nome, presentando la prima collezione, caratterizzata da tagli sensuali e tessuti opulenti, alla settimana della moda meneghina. Il '98 è la volta della linea maschile, che vede il suo debutto alle manifestazioni fiorentine dedicate alla moda uomo di Palazzo Pitti.

Tutto sembra andare per il verso giusto, la stampa lo acclama, i buyer lo apprezzano e non tardano ad arrivare le licenze per accessori e profumi. Oltre alla fama arrivano anche i riconoscimenti internazionali, come l'Oscar della Moda ricevuto nel 2002, che lo vede premiato come miglior designer dell'anno per la moda donna, insieme arrivano anche le collaborazioni con brand dal calibro di La Perla e Brioni.

Come una Rossella O'Hara tutta al maschile, caparbio, coraggioso, controverso e insieme al vento che tira, come quello del cambiamento, capace sempre di reinventarsi pur rimanendo fedele a se stesso, Alessandro dell'Acqua si fa interprete di un nuovo modo di concepire l'alta moda e il prêt-à-porter.

Abbandona il marchio che porta il suo nome e, come lui stesso le ha definite, le faraoniche sfilate, per dedicare tutto se stesso in un nuovo progetto decisamente market-oriented, giovane e all'avanguardia, che strizza l'occhio alla praticità del quotidiano e alla veloce produttività del fast-fashion.

Nel 2010 quindi, in preda ad una matura concezione di quello che è la moda ma soprattutto il suo stile, lancia N°21.

Il leitmotiv di queste nuove creazioni è la rielaborazione del guardaroba maschile adattato ad una donna cosmopolita che ama la praticità. La caratteristica fondamentale, oltre alla ricerca dei tessuti, risiede nella spirito della libertà.

A quella femminile, nel 2013 affianca la collezione maschile, la cui concezione dell'uomo è decisamente glamour e divertente. Un uomo che si veste d'impeto, che gioca mixando colori e tessuti per un risultato eccentrico. Quello che lega entrambe le linee è l'estrema riconoscibilità del prodotto grazie al logo spesso ben in vista, ma sicuramente dall'aspetto armonioso.

Sono diventati degli immancabili pezzi iconici le sweatrshirt monocromatiche, dal design essenziale di chiara ispirazione urban fashion, con il logo N°21 sul petto, e le altrettanto iconiche t-shirt bianche con logo nero a contrasto. Un altro segno decisamente distintivo che sir dell'Acqua ha impresso nelle collezioni è l'estetica militare, apparsa già nell'autunno inverno 2014/15 e ripresa nella giacche, ma anche nei colori, della P/E 2015-16.

Debutta nel 2013 la linea di borse, il pezzo per eccellenza è la Bad-Belle bag, nome contrastante che richiama i materiali utilizzati. La morbidezza del vitello pregiato e gli inserti in ottone le donano uno spirito delicato e aggressivo allo stesso tempo. È disponibile in due versioni cromatiche, in rosso e cipria.

Se prima i capi venivano venduti esclusivamente in multibrand come Antonia a Milano, nel 2014 viene fondato il primo flagship-store internazionale a Tokyo. Freschissimo di apertura è invece il primo negozio italiano. Il brand ha aperto le porte a Milano, nel quadrilatero della moda. La boutique, realizzata insieme all'architetto Hannes Peer, è divisa in tre spazi, ognuno con una carica architettonica ad hoc, tutto è giocato sulla contrapposizione di materiali e giochi di colori con luci e ombre.

Considerato che le collaborazioni hanno significativamente contraddistinto la sua carriera, nel 2013 viene chiamato dalla francese Rochas, maison che lo ha scelto per il suo profondo amore per la bellezza e per lo spiccato senso di femminilità, debuttando sulle passerelle di Parigi con la collezione Autunno Inverno 2014/2015. Qui ha giocato con le stratificazioni, sovrapposizioni e linee, dove ha vinto quella ad "A" per i cappotti, tanto amata anche da Christian Dior.

L'obiettivo è stato quello di voler rendere la donna Rochas meno romantica e più al passo con i tempi, fino ad arrivare all'Autunno Inverno 2015/2016, dove gioca con i volumi dei capispalla e rispolvera la pelliccia donandole nuova vita e soprattutto colore.

Alessandro Iacolucci

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