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"Piece of me": Antonio Marras

"Lo stile è qualcosa di innato, di personale. Ha stile chi non teme che l'eccesso e l'eccentricità trionfino sulla piattezza e sulla banalità del vestire comune. Ha stile chi non si adegua ai dettami imperanti e cerca lo scarto, il contrasto, l'errore, il varco. Ha stile chi trova quel Je ne sais quoi o quel presque-rien che è, in fondo, l'essenza di tutto".

Antonio Marras mi sembra un moderno eremita della moda. Se ne sta lì tra le colline di Alghero in un'immensa casa-laboratorio dove vive con tutta la famiglia, quella che lui definisce la sua tribù, che collabora attivamente all'evoluzione della sua fantasia creativa. Ogni sua creazione è un pezzo di cuore. Tutto prende spunto da quel luogo natio, mistico, magico, culla di cultura storica e natura sovrastante. Il cammino nella moda di Marras nasce proprio da qui. Dall'inserimento di quei dettagli che lo circondano, una sorta di isola del tesoro dove il bottino è fatto di stoffe pregiate come i broccati e di lavorazioni artigianali di una certa complessità decorativa, che hanno il sapore di quel fatto a mano autentico, a tiratura limitata, perché l'esclusività non può essere solo un retrogusto ma deve essere uno stato di fatto, altrimenti sarebbe solo un pezzo di stoffa ben assemblato.

Gli esordi risalgono al 1987. Dopo un periodo da freelance ma, soprattutto, dopo una vita passata ad apprendere i segreti del mestiere nelle boutique di famiglia, una ditta romana lo incarica di disegnare una linea di prêt-à-porter che unisca il gusto artistico a quello tecnico, una sapiente manovalanza di tessuti, colori e forme che nel tempo, unita all'esperienza e alla maturità dell'intelletto, lo aiutano nel 1996 a presentare in un défilé, a Roma, la prima collezione firmata con il suo nome che confluirà poi nella sua prima linea. Una collezione che da subito ha presentato gli elementi chiave, il fil rouge sempre presente negli abiti come un gioco degli antipodi: l'essenza del contrasto tra ricco e povero, contemporaneo e vintage, maschile e femminile, forma e funzione. I tessuti vengono appositamente distrutti, rovinati, bruciati, erosi dal sale. Qualità che danno vita alla visione fiabesca di una donna che corre sui binari del vagabondaggio e dell'erudito.

Elementi che nel tempo ritornano sempre come per esempio la sfera più intima dello stilista, che nella collezione Autunno Inverno 2015/16 dedica una poesia di filati alla sua amica e musa Benedetta Barzini, capi classici ma allo stesso tempo elaborati e moderni; a governare la scena ci sono arazzi, pizzi e merletti. Oppure, come nella collezione Autunno Inverno 2016/17, è il mondo della letteratura a dare l'input alle creazioni. Per questa stagione Antonio Marras si ispira ad Adèle, la figlia di Victor Hugo che in segreto scappò in Canada per seguire il suo amato: si tratta dell'espressione esasperata dell'amore raccontato attraverso il make-up. Un ardore che passa attraverso un rossetto nero, delle unghie floreali ma soprattutto attraverso gli abiti estremamente romantici. Adèle è una donna che diventa folle per via del suo pazzo amore e il designer racconta il suo accaduto per filo e per segno; gli abiti dapprima hanno un qualcosa di severo e rigido, come i tailleur salvia con applicazioni confetto, poi sul finale la creatività esplode e, come la donna, si arricchisce di sfumature audaci, quasi illogiche ma solo all'apparenza, ed ecco dunque l'irrompere delle stampe, delle sovrapposizioni e dei plissé.

Nel 1999 è la volta di Milano Collezioni. La sua presentazione farà breccia nella stampa e negli addetti ai lavori a livello internazionale. Pochi anni dopo, nel 2003, viene convocato alla corte del fashion. Il gruppo LVMH lo vuole come creativo di Kenzo, dove sarà stilista per le collezioni prêt-à-porter donna e poi, dal 2008 al 2011, direttore creativo. Sin dal suo arrivo nella maison francese, Marras ha sempre rispettato il dna del brand, del gusto e dello stile, indagando nell'archivio di Kenzo Takada (ritiratosi nel 1999), portando una nuova scia di codici, cioè quelli della sperimentazione che legassero in maniera inconfondibile i concetti di oriente e occidente in favore di una donna ibrida, consapevole e forte. Uno stile che si riconosce nella storicità culturale per diventare moderno, attuale. Giocando molto sul bipolarismo: malinconia e gioia di vivere.

Antonio Marras è un uomo che davvero non ce la fa a rimanere fermo e nel frattempo, nel 2007, lancia la seconda linea I'M Isola Marras, che debutterà al grande pubblico con la stagione Autunno Inverno 2008/2009. I'M Isola Marras, il cui logo è contraddistinto dal cagnolino "Pepeddu", non è solo una seconda linea, ma un insieme di elementi più immediati dove traspare comunque l'idea, tanto cara allo stilista, della ricercatezza, che hanno però un risvolto forse più commerciale e meno concettuale. Gli abiti sono decisamente più giovanili e freschi, sicuramente più abbordabili per il mercato.

Nel corso del tempo diventano numerose anche le collaborazioni con altri artisti come quelle con Maria Lai, Carol Rama e Claudia Losi, altrettanto numerose sono poi le partecipazioni a progetti che seguono la via della contaminazione nel cinema, nel teatro, nella letteratura, nella scenografia e anche nella cosmesi.

Considerato che le sue creazioni covano e maturano nel fervido, malinconico, romantico ricordo del passato, non poteva dunque essere da meno la linea uomo (ri)lanciata nel 2013, un vero e proprio omaggio a suo padre, che sin da piccolo lo guardava armeggiare nel laboratorio di tessuti. Una produzione basata principalmente sulla maglia e sul jersey, contraddistinti da un'alta portabilità e anche da prezzi accessibili grazie alla collaborazione con il gruppo bergamasco Emmegierre, con il quale il marchio ha stretto un accordo pluriennale per la produzione e distribuzione di questo menswear.

Dato che di omaggi si tratta, anche per la proposta estiva dell'uomo c'è il ritorno alla terra sarda con i colori fango, kaki e navy, un intero mood che si lascia guidare dalle onde del mare. Ci sono gli shorts, le giacche sailor e quelle doppiopetto contraddistinte da linee essenziali per un marinaio del 2016 che, tra polipi giganti e fiori hawaiani, si diverte a giocare con le stampe. Immancabili le righe bianche e blu, i sandali stringati in pelle e quel fascino d'altri tempi che viaggia sicuro alla scoperta di Itaca.

Ecco cosa mi sembra veramente Antonio Marras, un poeta del secolo che come Montale in "Ossi di seppia" riconosce l'importanza della memoria e della conservazione culturale. Una cifra stilistica che oggi viene trascritta con bozzoli di seta.

Alessandro Iacolucci

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