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More panda less blogger

Il fenomeno del blogging che rischia di distrarci dalle cose veramente importanti e che sta diventando un vespaio senza regina.

Se ve lo stesse chiedendo, no il titolo non l'ho inventato io, ma si tratta di una divertente citazione tratta da uno degli ultimi post Instagram di Carlotta Oddi, fashion assistant della ben nota Anna Dello Russo. Precisamente sono un paio di hashtag posti sotto uno scatto che ritrae tante piccole statue di dolcissimi panda (creati dall'artista Paulo Grangedon, ndr) disposti lungo delle scalinate chiaramente ispirate ai seats della Milano Fashion Week.

Il messaggio dell'artista non era sicuramente quello, ma è un punto di partenza per ragionare su un fenomeno che sta assumendo caratteristiche disformi e fuori dal controllo di molti. I blogger, infatti, sono quelle nuove figure del fashion che, con l'avvento dei social network e l'uso di internet sempre più dilagante, hanno conosciuto le luci della ribalta solo pochi anni fa, diventando un fenomeno globale e stra-inflazionato.

Ammettiamolo, chi di noi non ne ha parlato, bene o male, durante uno spritz con le amiche o uno sguardo veloce al social di turno? Tutti, ma proprio tutti e questo perché ormai i blogger sono ovunque, spuntano come funghi in autunno in un bosco piovoso, nascono e muoiono come falene vicine ad un lampione al led, escludendo pochi casi isolati.

Inizialmente era anche difficile solo spiegare cosa facesse un blogger, che ruolo occupasse nel fashion system, ma è certo che hanno simboleggiato una rottura importante per ciò che riguarda la comunicazione di moda in generale. Non sono addetti ai lavori, non sono semplici star, non vogliono emettere giudizi su questo o quell'altro argomento, sono in realtà dei perfetti manichini da palcoscenico o, per meglio dire, da fashion events.

Erano "fuori" la moda perché superavano i confini della carta patinata, degli obsoleti canoni della stampa di settore come si intendeva in passato, perché hanno trasportato alla portata di tutti le tendenze più o meno ostiche delle diverse stagioni e "dentro" la moda perché hanno fatto propri il gusto per lo street-style e la ricerca del trend-setting, fino a diventare perfetti prodotti di consumo per le maison stesse; dei manichini dicevamo.

È così facile diventare blogger, che ormai tutti posso farlo, basta aprire un profilo Instagram e iniziare da lì, affiancandoci un portale personalizzato ovviamente. Qualcuno mi riprenderà, dicendo che sono scelte di vita e non per forza chi si occupa di blogging è una gallina svampita con poche conoscenze sulla moda e troppi selfie sul profilo. In fondo sono le perfette figlie della vanità moderna, fatte a immagine e somiglianza dell'estetica che vince sul contenuto, plagio della moda portato ai massimi sistemi.

Inoltre, in un blog si può parlare veramente di qualsiasi cosa senza avere troppa paura delle conseguenze e sapendo comunque che l'enorme e variegato pubblico del web è sempre in ascolto. L'eco può essere davvero illimitato, il rimbalzo pericolosamente incontrollato, il contenuto libero e magari male informato. È il cosiddetto rovescio della medaglia o effetto boomerang, dove gli sforzi di alcuni possono diventare gli scivoli e il passatempo di altri e l'estrema semplificazione di un qualcosa che invece avrebbe potuto fare bene al settore moda. Va bene che la moda è estetica, che il consumatore vuole sentirsi sempre più vicino a questo universo fino ad esserne parte integrante (anche solo nella sua testa, ndr), che all'interno del web bisogna sparare nel mucchio per riuscire a mangiare qualcosa, che non importa se bene o male basta che se ne parli, ma come ogni campo che si rispetti anche la moda merita un certo riguardo e un anche minima preparazione per potercisi avvicinare in modo positivo.

Si parla di un minimizzare, di una via che alcuni hanno saputo prendere per primi e trasformarsi in outsider e che altri attraversano con la semplice speranza di un bel mucchio di follower, qualche vestito regalato e un'inserzione pubblicitaria sul proprio blog. È anche vero che spesso i blogger si costruiscono da soli il cerchio dentro cui operare, sconfinando raramente nell'intenzione di fare più del loro mero compito "marchettaro" o come dir si voglia. L'importante è esserci e con l'outfit "giusto".

Capiamoci, un like in più fa piacere a tutti ma non sconfiniamo nel ridicolo indossando abiti improbabili. Salviamo i panda piuttosto.

Ilaria De Leonardis

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