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London Fashion Week: creatività e innovazione al potere

Archiviate le passerelle di New York il testimone passa a Londra, pronta a valorizzare un calendario sempre più interessante per le collezioni Fall/Winter 2016/2017.

In attesa delle novità che potrebbero interessare il fashion biz, la seconda tappa delle sfilate F/W 2016 prevede Londra. Addetti ai lavori e appassionati si sono ritrovati nella città per una "cinque giorni" (19-23 Febbraio) piuttosto movimentata. La capitale britannica è stata a lungo centro irradiatore di trasformazioni rivelatesi epocali e continua ad attrarre nella sua orbita creativi di ogni categoria. Logico quindi aspettarsi segnali dalle collezioni di una kermesse che spesso ha saputo cogliere in anticipo tendenze e cambiamenti, ripresi poi dalla moda globale.

J. W. Anderson

Coniugando linee concettuali e audaci sperimentazioni sulle materie prime, lo stilista irlandese presenta 40 look che sono vere e proprie creazioni di design, caratterizzate dall'ibridazione di forme, vestibilità e degli abiti stessi. Risaltano superfici increspate ad arte, i volumi scultorei sono definiti da tagli irregolari, imbottiture e sovrapposizioni di tessuti, mentre le ruches percorrono bluse e top fino ad avvolgere il collo; i risultati sono a metà fra tunica e maglia o fra quest'ultima ed il piumino trapuntato, completati da pantaloni goffrati al ginocchio e gonne. L'impatto visivo è dirompente, accentuato da plissé sulle maniche, striature ondulate che irrigidiscono il fondo dell'ensemble, infine dalla profusione di borchie a ricoprire borse squadrate e décolletées. Fondendo correnti e scuole di pensiero, dal costruttivismo all'architettura, Anderson plasma mise futuristiche impensabili in altri contesti ma dal fascino innegabile.

Simone Rocha

I capisaldi dello stile romantico dal sapore rétro danno nuovi significati alla figura materna, alla quale guardano in primis delicate sfumature di rosa e avorio. La giovane protagonista è insicura del proprio aspetto al punto di nasconderlo, basti vedere l'effetto overdressed ottenuto dal layering, le lunghezze medie o maxi o ancora i cappotti a vestaglia relaxed fit; orli tagliati a vivo, spalline scese, stoffe sfilacciate trasmettono un senso di (apparente) disordine. Una donna che la maternità ha reso sia fragile che ambigua, come rivelano trasparenze al limite, pull tricottati a maglie larghe sul seno e gambe scoperte nel finale di show. Si passa da dame vittoriane "coperte" da tailleur broccati, abiti morigerati e stole voluminose alla sensualità languida di camicie e long dress impalpabili. Un défilé fondato sull'ideale di bellezza sfiorita, incantevole proprio per questo.

Mary Katrantzou

Stampe ed effetto colorful sono le parole d'ordine per conferire nuovo appeal al guardaroba invernale citando, tra i molteplici richiami, cinema d'autore e arti figurative: il risultato è un amalgama convincente di spunti assai differenti. Decisive le applicazioni in tonalità brillanti di stelle, cuori e grafiche pop che irrompono su ogni capo ed accessorio della collezione. Forme sinuose e tagli affilati risultano sapientemente calibrati: i giubbini si indossano dunque su pantaloni stretch, camicette e blouson di pelle rispettivamente su pencil skirts e modelli plissettati più ampi, lo spolverino sulla gonna vaporosa. A completare gli outfits mary-janes dal platform imponente e pumps con tacco stiletto.

Paul Smith

Il brand si focalizza da sempre su vestiti adatti a varie occasioni. Il tema mannish è anche stavolta il denominatore comune per valorizzare il savoir-faire artigianale delle sartorie londinesi, a cominciare da inappuntabili completi giacca pantalone declinati tanto nel motivo pied-de-poule quanto in tonalità neutre o classiche. Il connubio di sartorialità ed estro è alla base dell'outerwear, della maglieria, della quasi totalità dei look, filtrati attraverso l'ottica di Smith che di volta in volta cede al tapestry floreale, al color block, a gradazioni inedite di rosso, blu e viola. Il disegno Paisley anima abiti sciolti ed allungati, il valore aggiunto è rappresentato dalla presenza di turchese e corallo che brillano su bracciali, spille, bottoni, perfino sui ricami che formano torsoli di mela (!). Il messaggio? Combinare la tradizione di Savile Row e lo stile décontracté è una formula vincente, destinata a durare nel tempo.

Mulberry

La griffe torna sulle passerelle con una collezione controversa perché le modelle strette in biker jackets, abitini in nappa e minidress fanno tabula rasa del passato. Johnny Coca in effetti aggiorna l'immagine del marchio guardando ai cosiddetti millennials. La classica palette di marroni e verdi, unita al formalwear inglese, rappresenta un presupposto essenziale da modificare, anche in maniera drastica, per conquistare nuovi clienti. Lo styling è emblematico di come rigore e trasgressione possano e debbano convivere, mixati in una carrellata di scollature profonde, chemisier sforbiciati, bomber street nobilitati dai ricami macramè, lana e perline intrecciate a rete. Sui capispalla si moltiplicano bottoni a pressione e impunture, su borse a mano e calzature massicce i dettagli metallici di zip e borchie circolari. La bad girl Mulberry guarda a dettami borghesi e codici sartoriali come base da cui sviluppare l'attitude da ribelle sexy e sfrontata.

Alexander McQueen

Sarah Burton punta a valorizzare l'eredità di McQueen senza precludersi riferimenti che spaziano dall'abbigliamento da camera al Surrealismo di Dalì. Ne risulta un racconto onirico scandito da creazioni couture, sospeso fra sogno e realtà. Il decorativismo rasenta la perfezione: jacquard, broccati, veli di organza e chiffon sono un tripudio di ricami e appliqués di farfalle, unicorni, cigni, labbra e grandi orologi. Il preziosismo è cifra stilistica e trait d'union per tuxedo accessoriati da cascate di catenine, pendenti e collier luminosi, dettagli-gioiello che ricoprono anche scarpe e reggiseni. L'underwear ha un ruolo fondamentale nelle mise; lingerie a vista, pelle scura, cinghie che stringono pantaloni e bustier, quindi slip dress minuziosamente ricamati esprimono un tributo alle collezioni passate della maison, elementi proposti qui in versione soft e funzionale perché evidenziano il lato sottilmente perverso di una figura che, altrove, appare eterea e trasognante. La Burton evoca il potere immaginifico e le inquietudini dell'animo femminile unendo overcoat, completi maschili, vestiti a balze bordati di ruches e merletti, affidandosi poi ad abiti gran soirée con strascico di cristalli, piume, perle frapposte o uniti in drappeggi da far invidia all'alta moda. Uscite capolavoro in un contesto da pièce teatrale rappresentano un memorabile ritorno alle origini, in tutti i sensi.

Temperley London

Alice Temperley riporta in auge tratti distintivi dei pirati e ufficiali di marina, ovviamente rivisti e corretti per diventare oggetti del desiderio di ogni fashionista. Fedeli riproduzioni dei tatuaggi da marinaio animano le textures fra ancore, cuori trafitti, sirene e pesci, mentre trame di corde e nodi profilano mantelle, giubbe e altre uniformi d'antan. Disegni di tigri e animali tropicali sottolineano lo spirito da viaggiatrice bohémienne che sceglie vestiti svolazzanti ad accarezzare la silhouette, maniche fluide chiuse da volant e fiocchi in seta al collo. La visione d'insieme si traduce in stampe all-over dai colori intensi per avventuriere moderne, in grado di dosare look dal sapore dégagé e suggestioni marinare.

Burberry

Il titolo della sfilata, "The Patchwork", è significativo perché racchiude ogni componente della runway. Un patchwork teorico e pratico che emerge da lavorazioni, tessuti ed ispirazioni magistralmente unite nei 56 outfits. La tecnica del collage trova espressione nei procedimenti artigianali che uniscono pattern animalier e inserti in rettile su borse a tracolla, ankle boots e stivali, fino agli "estremi" del soprabito in pitone laccato. Un collage esteso ai motivi iconici della Swinging London o del glamour anni '70, trasposti su pezzi d'archivio del marchio quali outerwear militare ed accessori cult. Capispalla dalle dimensioni extrasize come montgomery, montoni rovesciati e caban doppiopetto si indossano su minidress frangiati e tubini slim in mischie di lamé e lurex; all'opposto marsine, paletot, giacche dalle forme lineari e accostate prevedono abiti più morbidi. La chiusura è all'insegna di strass, paillettes, tasselli a rilievo per rivoluzionare la resa grafica di fantasie floreali e l'immancabile House Check. Una collezione trendy che saprà entusiasmare pubblico e clientela trasversali.

Il messaggio sembra univoco: è indispensabile appellarsi alla creatività nel senso ampio del termine, focalizzandosi sul design, sulle sperimentazioni materiche e, in generale, ogni componente che renda speciali le proposte in passerella; il fatto che quest'ultima possa rivelarsi eccentrica, provocatoria e quant'altro passa in secondo piano. Nel clima di incertezza attuale, i designer londinesi hanno realizzato collezioni di grande impatto, uniche nel loro genere. Del resto il mercato è prossimo alla saturazione di prodotti, per ritagliarsi il proprio spazio occorre far presa sullo spettatore toccando le corde giuste. Il rischio di incappare nel virtuosismo fine a se stesso era ed è concreto, tuttavia gli stilisti citati hanno scelto di osare. La sferzata di novità giunta da Londra potrà essere ripresa o meno dalle altre fashion week, ma non tenerne conto sarà difficile.

Marco Marini

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