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"L'insostenibile leggerezza dell'opulenza"

Ovvero come e perché Gucci e Prada sono considerati gli unici veri innovatori della Milan Fashion Week; chi c'è realmente dietro queste visionarie collezioni? Di quale estetica Alessandro Michele e Miuccia Prada si fanno portavoce? Si tratta veramente di (im)meritato successo? Queste sono le domande a cui cercheremo di rispondere.

In un momento storico in cui i big del Fashion-System italiano sembrano sostare amabilmente in un generale stato di inerzia creativa, due sole sembrano essere le voci che profeticamente annunciano un futuro migliore: quella di Alessandro Michele e quella di Mrs Miuccia Prada. Per quanto il primo sia da molti considerato il figlio "spirituale e creativo" della seconda, l'estetica perseguita da questi due artisti risulta, seppur con dei punti di contatto, diametralmente opposta.

Entrambi discepoli e sostenitori di un punk molto più concettuale che formale, i due designer si fanno portavoce di un'idea di bello decisamente anticonvenzionale ma anche sporadicamente sgraziato e grottesco.

Alessandro Michele, talento romano a capo di Gucci dall'inizio del 2016, ha sin da subito imposto magistralmente la sua visione di una moda tanto enfatica quanto timida. Rinunciando ad ogni tipo di nostalgico citazionismo, il direttore creativo della maison fiorentina vuole rappresentare il bello e la moda nel modo più contemporaneo possibile: qui, ora, adesso. Proprio nel momento in cui l'universo del lusso sembra faticare nel percepire un sentire diffuso di cambiamento sociale e tramutarlo in oggetti, Alessandro Michele tutto ciò lo percepisce e indubbiamente lo materializza nelle sue collezioni.

Che poi il risultato visivo piaccia oppure no poco importa, i numero parlano da soli. Come afferma Andrea Batilla per pizzadigitale.it, Marco Bizzarri, CEO di Gucci, e Alessandro Michele "pensano che tornare a raccontare storie visivamente coinvolgenti ma piene di contenuto sia la ricetta per tornare a fare avere alla moda la funzione di racconto sociale che ha perso da tempo".

Si afferma così con il nuovo Gucci un altrettanto nuovo concetto di vanità, fatto di elementi anarchicamente mescolati senza un reale filo logico, fino a creare una wunderkammer a tratti distopica, permettendone l'accesso a tutti, ma la reale comprensione solo a pochi eletti. Efebici modelli e modelle transessuali percorrono le passerelle di Gucci annientando quel confine quasi inutile che è quello del genere, indossando abiti che al contrario, seppur con una tendenza femminilizzante, il genere lo sottolineano a gran voce.

In tutt'altra direzione viaggia invece "nostra signora dalle gonne a pieghe", Miuccia Prada, una delle donne più potenti del Fashion-System e non solo che, dall'inizio della sua decennale carriera, distrugge e ricompone ogni canone estetico precedentemente standardizzato. Da sempre figlia di uno snobismo quasi radicale, Miuccia si conferma, collezione dopo collezione, regina di quella ridondanza visiva ma soprattutto speculativa che tanto successo ha portato negli anni alla maison di famiglia.

Prendendo come esempio l'ultima collezione presentata a Milano lo scorso 26 febbraio il concetto si fa molto più chiaro ed evidente. Un vero e proprio esercito di militanti vagabonde entra in scena indossando abiti tanto opulenti quanto provocatori. L'universo con cui si entra in contatto è a tutti gli effetti un melting-pot di elementi (dis)ordinati per contrasto; per quanto infatti quella creata da Mrs P. risulti essere una realtà indubbiamente polarizzata, il risultato che ne scaturisce è una caotica iperbole visiva e concettuale. Eros, minimalismo anni '90, ricchezza e povertà, potenza e debolezza, ma anche decorativismo e dadaismo, tra gonne alla marinaretta e giacche militari, Prada sostiene come differenti singolarità non debbano essere necessariamente sinonimo di una pluralità unificante ed unificata. Diverse mode e stili di vita possono e devono quindi serenamente convivere e coesistere senza un reale bisogno di omologazione, per quanto molti cercheranno di convincerci del contrario.

Nonostante molti possano ricollegare questa generale euforia della stampa di settore alla mancanza di una reale concorrenza, la magistralità di questi due designer, tanto diversi quanto simili, rimane e rimarrà ai miei occhi un dato di fatto. In un momento in cui molti grandi stilisti faticano a comprendere il vero significato del termine innovazione e la tangibile necessità di una rivoluzione estetica, Alessandro Michele e Miuccia Prada dimostrano invece di esserne totalmente all'altezza; con il loro essere sempre in controtendenza alla massa, contraggono e deformano le loro visioni geniali e contemporanee ridefinendo così cliché dopo cliché, illusione dopo illusione.

La domanda è dunque la seguente: se in un futuro auspicabilmente non troppo lontano, la moda italiana delle grandi firme riuscirà a destarsi da questo stato di apatica rigidità in cui si trova, Alessandro Michele e Miuccia Prada saranno ancora considerati dei visionari profeti del presente?

Ai posteri, ma anche ai contemporanei, l'ardua sentenza.

Noemi Clarizio

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