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PRADA: The Iconoclasts 2015, il terzo capitolo del progetto

Iconoclasta: se andate a cercare sul dizionario il significato di questo vocabolo attribuirete questo termine a chi in genere combatte le tradizioni e le convinzioni ritenute fondamentali dalla società. Nella moda questa voce assume un'accezione diversa: iconoclasta è colui che si mette in discussione per andare oltre l'immaginario creato da se stesso.

Miuccia Prada, però, non limita l'iconoclastia alla concezione della sua moda ma il passo più importante è il mezzo di comunicazione al consumatore.

Il progetto iconoclastico assume infatti un'importanza più grande ed ha valore solo se si valorizza l'interesse che si scopre “nelle visioni di altre persone, senza dimenticare che la bellezza della collaborazione è nel dialogo”.  Questo dialogo è l'insieme delle esperienze di tre costumisti cinematografici attraverso cui Prada si racconta.

Il progetto Prada The Iconoclast è arrivato così alla sua terza edizione affidando “ad altre persone” l'immagine visiva dei negozi più rappresentativi del marchio nelle capitali worldwide del fashion, prevedendo un'interpretazione libera delle collezioni Prada da parte dei soggetti chiamati a collaborare.

L'edizione di quest'anno inizia a New York, nell'Epicentro Prada di SoHo, progettato dall'archistar Rem Koolhaas e inaugurato nel 2001.

“La collezione Prada primavera/estate 2015 ci ha ispirato a immaginare la festa delle feste”: così esordiscono il costumista Michael Wilkinson (candidato all'Oscar per i costumi di American Hustle) e l'architetto Tim Martin che fondano la WilkinsonMartin, un'agenzia che crea e sviluppa progetti per la moda e per l'arte. Così tra il 12 e il 19 febbraio hanno ricreato nella “grande mela” una sorta di riedizione della satira che si scorge ne La Dolce Vita di Fellini, descrivendo una società sempre a contatto con la vita quotidiana di strada, ossessionata dall'apparire tra party e celebrities.

La seconda “vicenda” di questa edizione si è svolta nel negozio Prada di Bond Street a Londra tra il 20 e il 24 febbraio, dove Arianne Philips, la costumista di Madonna, ha trasportato gli abiti di Prada in una “realtà irreale” poiché secondo lei “la moda, così come i film, è fatta di sogni e racconti”. 

L'ultima tappa ha avuto sede a Parigi nel negozio Prada di Faubourg Saint-Honorè. Qui Milena Canonero, la costumista italiana premiata all'Oscar quattro volte (con Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Momenti di gloria di Hugh Hudson e Marie Antoniette di Sofia Coppola) ha fatto si che alla base di ogni abito ci fosse un rapporto primordiale con il corpo che l'indossa: “Come nel Feng Shui, antica filosofia cinese ispirata al Taoismo, che ci insegna ad armonizzare lo spazio in cui viviamo, entrando in sintonia con l'ambiente e la natura, mi è sembrato che questa filosofia si applicasse perfettamente alla collezione di Miuccia Prada. Trovando degli spunti dalla mia esperienza nella cinematografia ho voluto reinterpretare la collezione attraverso i quattro elementi - acqua, fuoco, aria e terra – creando situazioni immaginarie che culminano nel quinto elemento: l'amore umano.” L'allestimento sarà visibile fino all'11 Marzo 2015. Tra gli ospiti più importanti notiamo Catherine Deneuve, Margherita Missoni, Ora Ito, Marisa Berenson e altri importantissimi nomi della moda.

Con la sua iconoclastia Miuccia Prada ci vuole trasmettere che la moda ha bisogno di produrre contenuti sostanziali e non solo di comunicazione, affinchè riescano a raccontare gli abiti per la cultura che esprimono.

D'altronde è per lei che da sempre “gli abiti sono idee”!

Francesca De Leo

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