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Ports 1961, una quotidianità che conquista il mondo

Trasportare un brand dalla Cina all'Italia senza perdere consensi. È possibile? Sì se il brand in questione è Ports 1961, in cui cambiare ed osare porta ad una semplicità vincente.

Ports 1961 nasce nel 2004 dalla casa Ports International, nata a sua volta nel 1961 a Toronto dall'imprenditore Luke Tanabe. Dagli anni 90 il marchio è controllato da Alfred Kai Tai Chan, presidente della Ports Design Limited, che ha prodotto e distribuito le collezioni del brand solo in Cina, ottenendo ampi consensi da parte dei consumatori. Dopo l'enorme successo riscosso nel mercato cinese il marchio ha deciso di esportare il proprio stile in Europa. Proprio per questo motivo, nel 2011 l'ufficio stile viene spostato a Milano, e come per sottolineare la presenza del brand in territorio italiano la produzione si sposta tra Como, Carpi e la regione delle Marche. Sempre nello stesso anno nasce la prima linea maschile della griffe, ulteriore mossa per aumentare la notorietà e il pubblico del marchio cino-canadese. Fiona Cibani, moglie del presidente Chan, fino al 2014 ha ricoperto il ruolo di direttore creativo del brand.

Secondo un famoso proverbio, lasciare la strada vecchia per la nuova è rischioso e spesso causa di disagi. Così non è stato per questo giovane marchio. L'aria di cambiamenti che ha avvolto Ports 1961 infatti ha fatto sì che, proprio nel 2014, la signora Chan lasciasse il suo incarico per passarlo a Milan Vukmirovic per la linea uomo e Natasa Cagalj per occuparsi della linea donna. La scelta è stata efficace e vincente. Entrambe le new entries di Ports International vantano curriculum notevoli. Il primo, co-fondatore di Colette, con un'esperienza che spazia da noti marchi come Gucci e Jil Sander a partecipazioni a famose testate come L'Officiel Homme. Non da meno le esperienze della direttrice creativa scelta "per lei", nota per la collaborazione con personaggi come Alber Elbaz da Lanvin e Stella McCartney. I due designer hanno subito riscosso successo di fronte al pubblico europeo.

Natasa Cagalj ha impresso alle collezioni uno stile elegante ma allo stesso tempo pratico e comodo, cercando di adattare i capi maschili, come camicie over e jeans, al guardaroba femminile. Ciò che caratterizza le sue creazioni sono i dettagli, che danno un tocco in più ai tessuti già pregiati. Milan Vukmirovic invece non ha mezze misure, ama gli opposti e li inserisce all'interno dei suoi capi, contrapponendo soprabiti ampi e voluminosi a giacche slim, discorso valido anche per i pantaloni, a sigaretta o a zampa. Anche in questo caso l'eleganza e la semplicità sono gli elementi che contraddistinguono il brand.

Fra le varie iniziative nate per dare visibilità a Ports 1961 in ambiente italiano è importante la mostra presentata alla galleria Carla Sozzani di Milano, dedicata al fotografo americano Christopher Makos, accompagnata da una capsule collection, sotto la direzione di Fiona Cibani, messa in vendita presso lo store 10 Corso Como.

I motivi per cui questo marchio, che da sempre ha catturato l'attenzione di una fascia di acquirenti medio-alta, anche in seguito all'avvento dei due nuovi direttori creativi ha ottenuto consensi, è probabilmente dovuto alla filosofia dei due designer stessi. La Cagalj ha affermato che vede la donna di Ports sicura di sé e sensibile, una donna che indossa capi da tutti i giorni ma con il continuo desiderio di reinventarsi. Per Vukmirovic la storia non cambia, l'uomo che veste è in perenne viaggio, in continua trasformazione. Entrambe le visioni però nascono e crescono all'interno della quotidianità, che è la colonna portante delle ispirazioni del brand. Proprio questa quotidianità in cui le persone si riconoscono e si sentono a loro agio fa sì che si avvicinino alla moda nuova, ma allo stesso tempo confortevole, proposta da Ports 1961. Se la label si imporrà ancora maggiormente sulla scena della moda sarà solo il tempo a dircelo, e forse altre novità all'interno della casa.

E se è vero che chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che perde ma non ciò che trova, è ugualmente vero che fino ad ora l'inconsapevolezza delle scelte del brand è stata anche la sua vittoria.

Giulia Porceddu

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