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Creative director: come, quando e perché

I direttori creativi di oggi contro i cambiamenti del fashion system.

Negli ultimi tempi la moda e il fashion system che si rispetti hanno vissuto un periodo denotato da cambiamenti che li hanno scossi fin dalle loro fondamenta. Abbiamo visto cambiare l'approccio, la creazione e la presentazione delle collezioni, unire i generi, muovere verso strategie sempre più oculate e diversificate per poter respirare in un mercato ormai saturo e inflazionato. Nemmeno i più saldi direttori creativi hanno potuto resistere, causando una serie di cambi di poltrona che non sono passati inosservati.

La figura del creative director è una delle più complesse e complete in questo campo, soprattutto se si tratta di marchi blasonati e conosciuti a livello globale. Il ruolo prevede la supervisione di tutti i prodotti e di tutte le strategie in uscita dalla maison, al fine di creare un messaggio univoco e riconoscibile. La sua creatività permette, in primis, di dar vita ad una visione chiara e coerente dello stile e generare idee che siano attraenti per il pubblico. Attraverso la comunicazione acquisisce linfa vitale dai vari team, cercando di integrare le novità e promuovere al meglio ogni aspetto del prodotto in sé. Tutto ciò si regge su solide competenze tecniche e artistiche, accompagnate da un marcato senso di leadership e organizzazione del tempo e delle risorse, senza dimenticare una non trascurabile capacità di ispirare gli altri.

Queste sono caratteristiche imprescindibili per un direttore creativo, che mai come oggi si trova a fronteggiare incarichi sempre nuovi e responsabilità che vanno al di là della semplice creazione di una collezione. Gli aspetti sovra elencati si stanno man mano ampliando e costellando di nuove sfide e avversità, che tutto il team della griffe si trova a fronteggiare ma a cui il c.d. deve interfacciarsi direttamente. Da qui non una, ma numerose tipologie di head brain di una maison.

Lo stacanovista: stilista che ha fatto del suo lavoro una parte imprescindibile della sua persona e della sua vita. Primo tra questi Karl Lagerfeld, alla guida di Fendi dal 1965 e di Chanel dal 1985, che negli anni si è affermato come una vera icona mixando tradizione e innovazione.

L'asso di briscola: uno o più designer che grazie al loro talento e alla loro dedizione riescono a conquistare le posizioni di punta del marchio. Esempi lampanti la coppia creativa formata da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, alla guida di Valentino dal 2008, ma che già dirigevano da dieci anni il reparto accessori. Porta il loro nome, uno dei più grandi e riusciti cambi di rotta in questione di stile degli ultimi anni, cosa applicata anche da Riccardo Tisci che dal 2005 ha proposto una visione del tutto nuova e impeccabile del mondo Givenchy.

Il creativo puro: non credo serva aggiungere altro. Nome tra i nomi, Alessandro Michele e la sua interpretazione romantica, retrò e no gender di Gucci, grazie a cui ha ottenuto un totale assenso e plausi da critica e pubblico.

Il meno noto: creativo prima di notorietà marginale o troppo settoriale che si trova a capo di uno dei marchi più importanti del globo. Proprio quest'anno Demna Gvasalia è traslato dalla direzione di un brand sperimentale e d'avanguardia come Vetements all'head quarter di Balenciaga, sostituendo il ben più noto Alexander Wang. Una sfida con pochi eguali, che in questo caso ha dato però una grande soddisfazione.

The Big One: stilista, imprenditore, pioniere, filantropo. Una categoria a sé che nessuno può raccontare meglio di Miuccia Prada, una vera istituzione per il settore. La sua carriera inizia nell'impresa di famiglia negli anni Settanta, dove dalla creazione degli accessori in raso nero ha dato vita ad un impero fondato su un lusso sintetico, concettuale e lontano dalla sensualità. Una personalità che ha fatto scuola e si è trasformata in un qualcosa che ha superato la moda stessa.

Il buyer: originariamente un compratore per store, piattaforme web, che applica la sua conoscenza del mercato allo sviluppo o modificazione di un brand. Testimone recente, Justin O'Shea che da style director di Mytheresa è passato alla direzione creativa dell'italianissimo Brioni.

Il sistema moda attuale soffre dell'elevato numero di marchi e collezioni, del nuovo consumatore sempre più esigente e difficilmente impressionabile, della sete di cambiamento che smuove un settore forse prima troppo addormentato, fattori che abbiamo già visto ma che non smettono di mischiare le carte sul tavolo. I nuovi principi sono sintetizzare e distinguersi, osservare e attrarre il mercato, rinnovarsi continuamente. Bisogna tenere il passo.

Ilaria De Leonardis

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