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Altaroma luglio 2016, i dubbi della couture e l'importanza dei nuovi talenti

La 29ª edizione della manifestazione capitolina ha visto alternarsi le proposte haute couture e prêt-à-porter di marchi italiani ed internazionali. L'alta moda sembra attraversare una fase di transizione, contrariamente ai giovani designer che lasciano il segno grazie al connubio di creatività e abilità sartoriale.

L'ultima edizione di Altaroma è stata archiviata dopo quattro giorni di passerelle ed eventi, la maggior parte organizzati nella sede principale dell'Ex Dogana. Nonostante il legame con i big nazionali della couture, le iniziative dedicate ai brand emergenti hanno calamitato l'attenzione dei partecipanti, facendo quasi passare in secondo piano maison di lunga tradizione.

Si inizia con la fase conclusiva del celebre Who Is On Next?, inaugurando l'esposizione dedicata ai sette finalisti del concorso per gli accessori. Il trait d'union delle proposte sta nel decorativismo: Lodovico Zordanazzo, ad esempio, conferisce appeal futuristico a décolletées, sandali e modelli slingback, mentre Pugnetti Parma declina la borsa, accessorio femminile per eccellenza, in pochette, shoulder e hand bag dalle linee semplici, arricchite da metalleria e zip dorate, nappine, ancora dall'effetto dégradé delle superfici. Un'ulteriore conferma, in questo senso, è offerta dai tasselli multicolore di Azzurra Gronchi, dai preziosismi delle borse Ioanna Solea oppure dai bijoux Schield.

 

 

Brognano è il primo dei finalisti per il prêt-à-porter donna a sfilare, proponendo outfits estremamente ricercati nella scelta di tessuti, fit e lavorazioni; a bilanciare la sofisticatezza dell'insieme sono elementi di matrice urban: camicie dilungate, fantasie animalier, pennellate fluo e scritte a mo' di logo dividono la scena con top, tubini e long dress animati da ruches, balze o tagli asimmetrici. Il tutto viene indossato con disinvoltura, centrando lo scopo di far confluire note streetstyle in abiti d'ispirazione rétro-chic.

La collezione Miahatami testimonia come semplificazione non sia sinonimo di piattezza espressiva, specie se alla base c'è lo studio meticoloso su volumi e particolari inaspettati. La designer dona fascino ai classici del guardaroba femminile: longuette e vestiti tunica destrutturati abbinano il comfort all'estro creativo delle stampe all-over. Il topwear viene nobilitato da mischie di pizzo e jersey, mentre le stratificazioni allungano notevolmente la figura. La rivisitazione coinvolge anche dettagli utility quali cordoncini e nastri in nylon, uniti al metallo lavorato in cinture che evidenziano il punto vita.

Edith Marcel punta su tagli e linee essenziali per mise dall'aspetto androgino; fanno eccezione maglie, sciarpe glitterate e decori simili ad origami applicati ai sandali. More is more è la chiave di lettura del défilé Melampo Milano, dove si mescolano cult dell'armadio maschile, abbigliamento da camera e rimandi a differenti tendenze e culture in una sequenza di giubbetti in denim, camicie boxy, sottovesti di pizzo macramè, texture ricamate con tigri, dragoni e fiori acquatici. Da Parden's, infine, l'effetto colorfull di righe, motivi geometrici e tropicali è il valore aggiunto di capi e accessori. A far incetta di premi sono Brognano e Pugnetti Parma, seguiti da Mihatami e Parden's.

Molto apprezzata la mostra A.I. Grand Tour, incentrata sul viaggio con riferimento a Roma, crocevia fondamentale per tanti nomi illustri del passato e non. Nelle spazi sono dislocate creazioni artigianali d'archivio o contemporanee, accessori e installazioni firmate da artisti del calibro di Livia Cannella e Ophelia Finke.

Il couturier libanese Rani Zakhem celebra il potere immaginifico delle pietre preziose e il lusso degli imperi d'Oriente, scegliendo velluti cangianti e materiali di gran pregio per mise nelle quali la profusione di intarsi, brillanti, decori deluxe in generale è tale da confondere. La presenza di vestibilità meno sinuose e gonne plissé non evita la sensazione di déjà vu, un ritorno all'opulenza del passato che risulta in effetti anacronistico.

Il giorno seguente Hussein Bazaza alleggerisce la couture rinunciando a sfarzi ritenuti eccessivi. Ricami e drappeggi tradizionali dell'alta moda sono bilanciati da uscite meno perentorie, così come le lavorazioni risultano ineccepibili anche in versione ton sur ton. La costante delle cinture in pelle annodata, la prevalenza di colori neutri, perfino le riproduzioni di farfalle, unicorni, simboli dell'astrologia sugli abiti gran soirée sembrano una dichiarazione d'intenti da parte del designer, fautore di una couture che faccia sognare senza penalizzare la portabilità.

Un'interessante novità è rappresentata dalle tre collezioni del Portugal Fashion | Collective Shows. La prima, disegnata da Daniela Barros, è una celebrazione del patchwork: sovrapposizioni di capi, pattern e tessuti differenti fanno il paio con abiti dagli orli a vivo, gonne spiegazzate e pantaloni slim. La maglieria è invece l'asse portante della runway di Susana Bettencourt: lana e cotone, sottoposti a trattamenti che vanno dal tricot alla garzatura, vengono declinati in cardigan oversize, suit e knit dress accesi dai colori pop e più spesso dalle stampe flammé. Anche sulla passerella Pé de Chumbo hanno un ruolo fondamentale le tecniche di tessitura, con i filati corposi che aggiungono volume ad outerwear e maglieria, diversamente da quelli sottili delle trame a rete che percorrono slip dress e bluse trasparenti.

Torna nella capitale con la P/E 2017 Sara Lanzi, vincitrice di Wion? 2007, che mostra le varie fasi della realizzazione del capo, lasciate però a metà. Il mood prevede dunque imbastiture a vista, bordi sfilacciati, coulisse che creano arricciature stravolgendo il fit di top e camicie. La palette essenziale e le superfici dall'aspetto grezzo confermano la volontà della designer di "suggerire la direzione", lasciando allo spettatore il compito di riflettere su creazioni incompiute.

La collezione di Alexander Flagella per Greta Boldini è una summa magistrale di ispirazioni e tendenze tornate protagoniste nelle capitali internazionali della moda, elaborate in outfits lodevoli sotto ogni punto di vista. Nativa rappresenta, oltre al nome, l'idea di fondo dello storytelling tradotto in uscite tanto basilari negli abbinamenti quanto raffinate nella resa in passerella. Silhouette sottili, definite da tagli precisi e forme scivolate, prevedono capispalla over, completi e abiti impalpabili ai quali sono applicati inserti mix'and'match che intrecciano piume, frange, rafia e altri materiali su maniche, scolli, bordature in generale. Flagella amalgama la quantità notevole di codici e immaginari lontani con naturalezza, arrivando ad un risultato finale di grande impatto.

Da Quattromani Massimo Noli e Nicola Frau citano la "Via della paglia" dei fidanzati sardi e la Via Lattea, giocando sull'ambivalenza dell'espressione nel dialetto locale. Lo spunto iniziale viene poi esteso al concetto degli innamorati che sognano guardando il cielo notturno, concretizzato dai total look. Si spiega così la sensualità della lingeria a vista; le riproduzioni di spighe di grano, fiori, stelle e galassie nelle stampe multicolori; i materiali soft - tra gli altri organza, crêpe e cady di seta - per dare fluidità a dress di lunghezza midi o maxi e gonne a matita; infine l'effetto inedito degli abiti in lurex ammorbiditi che chiudono la sfilata. Una collezione d'autore nonostante il brand sia stato fondato pochi anni fa, resa possibile dall'estetica forte e riconoscibile del duo creativo.

Questa 29esima edizione ha confermato il ruolo cruciale nel calendario dei designer e marchi più giovani, capaci di esprimersi al meglio se sostenuti da istituzioni, realtà di riferimento del fashion system e, nel caso specifico della kermesse romana, dalla bellezza dei luoghi che hanno fatto da cornice agli eventi In Town. Il contesto difficile cui deve rapportarsi l'haute couture sembra aver frenato ulteriormente le maison legate alla manifestazione, sebbene alcune abbiano iniziato a muoversi nell'ottica del cambiamento ritenuto fondamentale da addetti ai lavori e spettatori interessati. I nuovi protagonisti citati si godono intanto le luci della ribalta.

Silvia Venturini Fendi, dichiarando che "Roma è diventata la pausa dalle grandi griffe che consente di scoprire e apprezzare il lavoro dei giovani (...)", ha sottolineato quanto i nuovi creativi siano importanti per Altaroma e facciano ben sperare per il futuro.

Marco Marini

Photo Credits: S. Dragone - G. Palma/ L. Sorrentino; 

Andrea Buccella

Allucinazione

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