• Editor's Pill

AltaRoma Day#1. UP&DOWN

Alti e bassi della prima giornata di AltaRoma.

Chi ben comincia è metà dell’opera e soprattuto con la benedizione degli animalisti fuori al cancello!

Ritardi cronici non aumentano la suspance ma innervosiscono e annoiano. È come quel cliché delle donne nel pensare che far aspettare il proprio uomo, se pur pronte, aiuti lo sviluppo dell’uscita.

Altaroma apre la giornata con Lee Wood, designer del brand L72. Una ventata fresca che la capitale aveva già respirato e festeggiato con la vittoria del creativo all’edizione di luglio di Who’s on next.

La rivisitazione delle forme e dei volumi degli anni 50 si soffermano mixando la sartorialità maschile e lo sportswear nelle sfaccettature tecniche. Cotoni e tweed si amalgamano alle lane cotte e ai mix di cashmere di alpaca.

Il mikado di seta avanza per lasciare spazio al nylon e alla crepe de chine. Tocchi luminosi su abiti sensuali ma super light che accennano alle vele delle barche nei materiali.

I look sono dominati dall’arancio con spennellate di nero, avorio passando per le sfumature del blue. Impreziosito il tutto da ricami e nastri… il vento e la tempesta nella collezione che richiama la dea dell’acqua. Un dea che viene raccontata anche nella scelta del cast in passerella… I mille volti di mille età che rappresentano la bellezza e la divinità di una donna sopra le acque.

Non si può sempre essere clementi o comunque chiudere gli occhi… Nel settore del fashion ormai pur di vendere, mantenere contatti ci si mette una benda sugli occhi e tutto diventa bello. è come la pillola che va giù e tutto brillerà di più.

“Il mio giardino”. Ispirarsi ad un giardino non vuol dire disegnare un cesto di vimini e farne uscire un fiore sul corsetto della modella.

“Sì un corsetto perché la collezione è talmente vetusta che solo corsetto lo si può difinire”. Essere in un giardino non significa: fiori a profusione e verdi in tutti i toni.

Christian Dior Diretto da John Galliano nella collezione FW 2010/2011 si immerge nel mondo dei fiori ma dei fiori neanche l’ombra. Qui? Neanche l’ombra di una collezione. “Esso è l'oriente, e Miao Ran è il sole.”

Il designer appiattisce i canoni della sessualità, tendenza ormai insinuata in molte collezioni vedi Alessandro stracciato Michele di Gucci, nascondendo il corpo liberando l’uomo.

Tutto diventa over. Stratificato è l’outfit cappotti maxi, sotto giacche tagliate in vita, pantaloni relaxed tagliati dritti fino a coprire le scarpe. Tutto è unificato da cappelli con un maestoso pompon, quasi come una corona.

Il tocco orientale c’è nelle simmetrie e nelle linee pulite. Tutto è decorato con texture macro, esplosioni di fiori che toccano il tapestry. La collezione cupa fatta: di blue, verde intenso e nero desaturo inneggia alla libertà che non esplora l’esteriorità ma si carica di peso per liberare l’anima.

La giornata lunga si conclude con eventi che attraversano la moda ma non stupiscono, non raccontano ma riempiono spazi. C’è chi presenta cose ma nessuna che lasci il segno o dica qualcosa.

Up and down… Ancora mi chiedo era l’inizio giusto e stiamo già scendendo dalla giostra?

PH by Marco Flammini SilverlakeVOICE

EMMEDG
Marco Di Giorgio

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