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Yeezus e il suo impero: un nome, una garanzia

Impossibile non conoscere Kanye West, salito alla ribalta mondiale come musicista, showman e designer. LICHT Magazine si focalizza sulle tappe significative dell'ascesa di una star con cui, volenti o nolenti, avremo a che fare ancora a lungo.

Approcciarsi ad alcune celebrità senza cadere nel banale né scrivere un volume enciclopedico è impresa ardua. Nel caso di Yeezus, al secolo Kanye Omari West, le difficoltà aumentano ulteriormente, perché su di lui si è detto, e scritto, di tutto. I numeri parlano chiaro: 33 milioni di album venduti; 21 Grammy Awards in bacheca; centinaia di articoli in merito, compresi quelli di pesi massimi dell'editoria come Time e Forbes. Da quando Kanye lasciò gli studi per dedicarsi alla passione per la musica, ha infilato una serie incredibile di successi musicali, differenziando poi le sue attività nell'ambito, fino a diventare novello Re Mida anche per lo show business e la moda, dove ha tramutato in oro qualunque cosa in cui abbia messo lo zampino.

West ha posto le basi per il futuro affidandosi alla sua dote principale: il talento, affinato e portato a livelli sempre più alti, sia attraverso le collaborazioni con altri colleghi, sia arricchendo il suo bagaglio di competenze. Citato perlopiù per il rap e l'hip hop, Yeezy fa perno in realtà su un genere non classificabile mediante etichette; un vero e proprio stile musicale che sconfina spesso nel rock, nell'elettronica, persino nella musica classica, per rivestire infine il tutto con una patina pop. Questa alchimia, basata sulla varietà e contaminazione di elementi, ne ha decretato il successo trasversale. Inizialmente fu la casa discografica Roc-A-Fella a supportare West, incoraggiandolo a dedicarsi al beatmaking e permettendogli di affermarsi come producer e talent-scout. Nel 2004 uscì il suo primo album "College Dropout", seguito da "Late Registration" e "Graduation". Siamo negli anni di hit come "Jesus Walks", "Gold Digger", "Stronger", che coinvolsero, tra gli altri, nomi del calibro di Jay Z, Jamie Foxx e Daft Punk. Il giovane rapper viene lodato per il suo affrontare, nei brani, tematiche inedite per l'epoca, paure e angosce esistenziali prima, guerre e crisi economiche poi. Nel 2010 West si riconferma in stato di grazia con "My Beautiful Dark Twisted Fantasy", ritenuto il suo capolavoro, cui seguiranno l'album "Watch the Throne" ed il celeberrimo "Yeezus", datato 2013. Il talento di Chicago è ormai una divinità nella scena musicale contemporanea, come tiene a ribadire in diverse occasioni: entusiasma il pubblico dal palco indossando outfits di grande impatto scenografico, spara a zero sui politici e altre figure pubbliche, aggredisce gli onnipresenti paparazzi e, infine, inizia la relazione con Kim Kardashian, reginetta dei reality-show e gossip americani.

Il percorso di West nella moda è stato tortuoso ma, nel lungo termine, riuscito appieno. Del resto sono evidenti i punti di contatto tra l'evoluzione musicale - fondata sul trasformismo e aggiornamento costante- e l'evoluzione nello stile personale. Kanye infatti non si è legato ad una sola "immagine", preferendo cambiare di continuo: il personal style by West ha attraversato varie fasi e i capisaldi del suo look sono stati rivisti ad intervalli più o meno regolari. Agli esordi il producer optava per capi convenzionali, ad esempio t-shirt e chinos dal sapore preppy accessoriati da collane dorate, sciarpe in visone, zaini rigorosamente logati. Il primo salto di qualità avvenne nel 2008 quando, abbandonati jeans, vestibilità ampie ed altri status-symbol piuttosto dozzinali, West riuscì a imporsi come trendsetter ed icona dello streetstyle maschile. La già famosa collezione di sneakers si arricchì di svariati modelli, tra edizioni limitate delle Nike Air Max e cult griffati Givenchy, Balenciaga, Louis Vuitton, Rick Owens; in parallelo, Kanye iniziò a prediligere silhouette diverse, caratterizzate da tagli precisi, fitting più che asciutto, attenzione ad ogni minimo dettaglio. Il cantante si focalizzò (anche) sui costumi di scena dei suoi concerti, realizzati in esclusiva dal gotha del fashion system. Gli appassionati ricorderanno di certo i tour aperti in total look Givenchy: magliette lunghe, pantaloni loose-fit, bomber con impresse le stampe, cupe e minacciose, del marchio. Forse il tour emblematico rimane quello legato a "Yeezus", in cui il performer incendiò la platea indossando outfits di Maison Martin Margiela; un nutritissimo set di cappe ricamate, parka militari percorsi da trame complesse, abiti lavorati alla pari delle creazioni haute couture. Il plus? maschere preziose, realizzate unendo tra loro decine di tasselli in oro, argento e cristalli luccicanti.

Dal 2012 West era inseparabile dalla fidanzata Kim. I due generavano volumi d'affari da far impallidire una multinazionale, una coppia dall'enorme risonanza mediatica. Kanye, consapevole di quanto fosse importante una certa immagine, iniziò col cambiare da cima a fondo il guardaroba della compagna, che prima era all'insegna dell'eccesso tipico dei vip americani, tra vestiti provocanti e gioielli a profusione, oggi si compone di capi Givenchy e Balmain. Certo, il risultato finale resta discutibile e la star continua a beccarsi critiche e voti disastrosi ad ogni occasione, tuttavia l'inversione di rotta è palese. Yeezy non perde occasione per recarsi alle sfilate di Parigi, possibilmente in prima fila agli show degli amici Riccardo Tisci e Olivier Rousteing. Dopo editoriali e copertine per noti magazine, la consacrazione definitiva è arrivata con la cover del 2014 di Vogue Us, in coppia con Kim. Dopo l'unione con quest'ultima, West ha dettato legge nell'intero fashion biz.

Sembra un lontano ricordo l'inizio stentato, quando gli addetti ai lavori lo guardavano con snobismo. In effetti la prima linea "Kanye West", risalente alla PFW 2011, fu un flop totale. Suzy Menkes, categorica, scrisse che "l'etichetta di una celebrity e i suoi amici (...) non sono tagliati per Parigi". Kanye dovette rivedere le sue posizioni e obiettivi e, a conti fatti, sembra esserci riuscito. Sebbene diversi insiders continuino a considerarlo per ciò che è realmente, ovvero una celebrità in grado di influenzare milioni di potenziali clienti, altri hanno celebrato all'istante il suo talento di "stilista". West, comunque la si pensi, ha i dati dalla sua parte: la prima collezione "Yeezy x Adidas Originals" ha pochi eguali se parliamo di incassi. Dopo la presentazione della capsule, affidata a 50 tra modelli e modelle per altrettante proposte, alcuni giornalisti stroncarono West per l'estrema linearità e semplicità di fondo, per l'essersi palesemente ispirato ad altre griffe, per aver mescolato, senza grande inventiva, pezzi e capispalla street, body, leggings, stampe mimetiche e maglioni oversize con enormi strappi. Altri osservatori intuirono che, nonostante la fondatezza delle critiche, il successo era garantito. In effetti le sneakers, simbolo per eccellenza della linea, andarono esaurite nell'arco di 10 minuti sul web; una situazione simile si verificò negli stores di ogni paese. West concesse il bis con la collezione Yeezy S/S 2016, sold-out in tempi record.

Kanye sembra oggi più pacato ed ha ridotto i toni, senza farsi mancare leggendari exploit, che si tratti di un intervento polemico agli Emmy o di candidarsi alla Casa Bianca; all'inizio la cosa fu presa ironicamente, ma il diretto interessato sembra voler fare sul serio in vista delle presidenziali del 2020. Magari gli Stati Uniti non sono pronti per un presidente egocentrico, che passa dal rap alle passerelle, e una first lady presenzialista in tacco 13. Mancano però quattro anni alle elezioni, se c'è una cosa da tenere a mente è che, da Mr. West, è lecito attendersi di tutto. Chissà se la prossima tappa di Yeezy preveda Washington D.C.

Marco Marini

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