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Livia Firth e la rivincita della moda green

Dal concept store Eco-Age alla Green Carpet Challenge, storia di una donna che non si è accontentata di essere la "moglie di".

Quante sono le mogli/compagne di attori famosi che restano nell'ombra o vivono di luce riflessa del marito? Ecco, Livia Firth, moglie del premio Oscar Colin Firth, non è un esempio. Tanto che se googlate Colin Firth, la seconda voce ad uscire è proprio la sua.

Quarantasei anni da poco compiuti e all'anagrafe Livia Giuggioli, l'italianissima produttrice cinematografica è sposata con l'attore di alcuni tra i film culto, quali "A Single Man" o "Il discorso del re", dal 1997. Ambientalista convinta e sostenitrice dell'eco-friendly, Livia ha deciso di impegnare la sua carriera nella promozione di una moda green completamente sostenibile.

Tutto è cominciato nel 2009, quando Livia ha iniziato ad indagare i processi produttivi dell'industria della moda; 80 miliardi di vestiti realizzati ogni anno, che tutte noi compriamo senza pensare a come, dove e da chi siano stati prodotti. Da qui l'apertura a Londra, insieme al fratello Nicola, di Eco Age, primo concept store che coniuga glamour ed etica, fungendo anche da agenzia di consulenza. Viene venduto un po' di tutto: al piano terra di questo bello spazio ad angolo con ampie vetrate, prodotti per la cura del corpo, accessori riciclati, giochi ed elettrodomestici a basso impatto. Al piano di sopra tutto ciò che serve per arredare la propria abitazione: dagli armadi ai cuscini, dai divani alla biancheria.

Se fino ad allora si pensava che la moda eco-sostenibile fosse poco glam, ecco la svolta della signora Firth che, con l'aiuto della giornalista britannica Lucy Siegle, ha dato il via al "Green Carpet Challenge". Livia ha pensato che il tappeto rosso dei Golden Globes sarebbe stata l'opportunità perfetta per promuovere una moda etica ed ecologica. Ha inaugurato così nel 2010 l'iniziativa, presentandosi sul tappeto rosso indossando un abito da sposa vintage "rimesso a nuovo" grazie agli stilisti Leila Hafzi, Linda Loundermilk e Orsola de Castro. Il progetto piano piano è cresciuto, coinvolgendo nomi tra cui lo stilista americano Jeff Garner, la cui etichetta Prophetik è ammirata a livello internazionale per i suoi valori e la sua eleganza, e Karen Caldwell, americana, che produce tutti i suoi abiti cucini a mano nella sua casa di Napa Valley, insieme a un'amica.

Nel 2012 Livia ha deciso di lanciare una sfida più grande, cercando di coinvolgere le griffe storiche, ottenendo dei risultati inaspettati: Giorgio Armani l'ha vestita per i Golden Globes 2012, Valentino le ha disegnato l'abito per gli Oscar 2012, mentre il premio Oscar Meryl Streep ha indossato una creazione eco, firmata Lanvin, per la serata più glam dell'anno. Da quel momento, tanti altri designer hanno deciso di informarsi sui tessuti da loro utilizzati e di migliorarsi dal punto di vista della sostenibilità e della responsabilità verso l'ambiente.

In due anni, il Green Carpet Challenge è diventato un vero business. Chopard, Burberry, Stella McCartney, Tom Ford e molti altri hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa di creare abiti e gioielli con materiali riciclati o dei quali fosse nota la provenienza. Per le attrici è stata la stessa cosa: da Cate Blanchett a Nicole Kidman e Marion Cotillard, molti i nomi di rilievo che si sono fatte portavoce della causa di Livia.

Dopo anni di impegno, viaggi in Etiopia, Bangladesh e Zambia e numerosissimi eventi di fund raising, Livia Firth è stata nominata Ambasciatrice Globale di Oxfam, onore già toccato a celebrities come Annie Lennox, Helena Christensen, Scarlett Johansson e Chris Martin.

L'ultimo successo la vede protagonista con Gucci e National Wildlife Federation per il lancio della "Gucci for the Green Carpet Challenge", ovvero la prima collezione di borse al mondo a zero impatto di deforestazione. I tre modelli in pelle bordeaux sono infatti prodotti con pellame proveniente da allevamenti della foresta dell'Amazzonia brasiliana certificato dalla Rainforest Alliance, personalizzati dal brand Green Carpet Challenge e poi accompagnati da un documento che, come un passaporto, racconta l'origine del materiale e ne garantisce quindi la sua tracciabilità.

"Ognuno di noi è responsabile della bellezza che ci circonda e può ogni giorno contribuire a preservarla, oltre che a crearla. Perché noi, nel quotidiano, possiamo fare tutto. La responsabilità di ciò che avviene nel mondo dipende in massima parte dai nostri comportamenti e dalle conseguenze che riguardano tutta l'umanità. Tutti siamo consumatori. Noi abbiamo un potere enorme: come spendere i nostri soldi. Se tutti quanti lo facessimo applicando etica e bellezza potremmo cambiare il mondo. Non può esistere sostenibilità ambientale, se non esiste sostenibilità culturale. Dobbiamo essere cittadini attivi, dove la bellezza è l'attività e la bruttezza è la passività".

Martina Briotti

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