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Kendall Jenner and the new "normal" models

Kendall e la famiglia dalla K d'oro verso un modello di scouting diverso e alternativo.

Lo so, probabilmente penserete che si tratti dell'ennesimo articolo volto a raccontare, per l'ennesima volta, un fenomeno di cui si è già parlato ampiamente e che nessuno smette di amare. Direte che ciò non vale per tutti, ma basti guardare i social, i canali tv, le radio, perfino i più alti brand di lusso per connotare Kendall Jenner e la sua big family, ça va sans dire, come una reale ossessione.

La giovane "Los-Angelina", classe 1995, è comparsa sui palinsesti internazionali quando era poco più di una bambina alta e dinoccolata, per poi sbocciare nel fashion system sotto l'ala di nientemeno che Riccardo Tisci. Fu lui a selezionarla nel 2014 per la campagna Givenchy dell'autunno/inverno e benedirla come astro nascente del modeling globale. Da lì fu un susseguirsi di campagne, sfilate e copertine in giro per mondo fino a giungere tra le preziose mani di Karl Lagerfeld, da cui fu eletta sua musa e prediletta tra le elette.

Una carriera da sogno, insomma, consumata in soli due anni o poco meno, per cui, citando il caro "Diavolo veste Prada", un milione di ragazze ucciderebbe. Certo Kendall ha dalla sua un metro e ottanta di altezza, fisico atletico, occhi da cerbiatto e lunghi capelli corvini, ma anche una sana botta di "fortuna" che probabilmente non cade lontano dalla famiglia Kardashian. Molti si chiederanno (so che lo hai fatto anche tu, ndr): perché proprio Kendall? Numerose mani punterebbero, appunto, sulla sua parentela famosa e sfacciatamente ricca, avendo sicuramente ragione, ma vi è un'analisi da fare a tale proposito, ossia del nostro amore folle e sconsiderato per la loro altrettanto folle e sconsiderata realtà.

Le sorelle Kardashian-Jenner, da Kourtney a Kim, da Khloé a Kylie sono state coloro che hanno cavalcato l'onda dei reality show, presentatosi per ciò che realmente sono e raggiungendo la celebrità grazie a nessuna qualità in particolare se non di essere assurdamente ricche e dannatamente interessanti. Sono certa che molti genitori, come i miei d'altronde, si siano chiesti quanto fosse istruttivo o anche solo d'esempio permetterci di guardare i loro programmi, e come dargli torto.

Vengono da un'epoca in cui le dive erano misteriose ed irraggiungibili, mentre ora sono in televisione a raccontarsi la loro ultima visita dal ginecologo, l'assegno lasciato al fornitore di marmo italiano, la reazione allergica alle premature iniezioni di botox. Ma le guardiamo per questo, per la verità; per vedere in loro anche qualcosa di noi, per poter sbirciare con occhi avidi una ricchezza a cui forse non arriveremo mai, per invidiare il loro essere normali, per la vanità cieca e illimitata, per tirarle giù dai loro piedistalli e conversarne davanti ad un ginseng in tazza grande nel solito bar con i soliti amici.

Kendall fa parte di tutto questo, della novità che asseta la società moderna, divenendo famosa prima della carriera, invidiata prima che qualcuno si ricordasse veramente il suo nome. È rimbalzata dalla tv ai social e poi dai social alle passerelle, trasformandosi nella personificazione del confine tra celebrità e top model, tra acuta strategia di marketing e professionista del settore, tra irrilevante oggetto d'attenzione a invidiata e desiderata immagine fashion.

C'è chi dice che veste i panni di una meteora destinata a finire, chi la vede come un precursore di un nuovo modello di scouting, chi la ama e chi la odia. Ma tutto è relativo perché le Kardashian hanno nove vite.

Ilaria De Leonardis 

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