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Normcore

 

“L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale” cantava Lucio Dalla. E’ la storia più vecchia del mondo: cercare di essere “diversi” è una battaglia persa in partenza. Basta rubare alle subculture le idee più stravaganti in un disperato tentativo di emancipazione, ritrovandosi poi più omologati che mai, la strada giusta è la semplicità. Normal e hardcore si incontrano per dare luce ad un neologismo che è quasi un ossimoro: normcore, un’irriducibile normalità.
T-shirt bianca, Levi’s 501, Stan Smith: se dovessero chiederci che abbigliamento è, diremmo, semplicemente, normale. E’ qui che le cose cominciano a diventare un po’ complicate, per essere strani non ci vuole un grande talento, per vestirsi come se non ti importasse senza diventare banale, invece, c’è bisogno dell’inesprimibile fattore X, quel fascino inspiegabile che distingue una persona con stile da un turista in InterRail.
Oltre il concetto di genere, oltre il branco che ti protegge, oltre i trend di stagione e i must-have del momento. Oltre la moda, c’è lo stile. Quello che se ne infischia delle passerelle e di cosa indossava quella celebrity a quell’evento, che non ostenta e non stanca. E’ la capacità di far propri gli abiti e di risultare affascinante agli occhi degli altri per il semplice fatto che ci si sente a proprio agio con sé stessi. E’ non avere la necessità di sconvolgere per farsi notare, perché l’obiettivo è, con discrezione, farsi ricordare.

Martina Trozzi

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