• Art&Lifestyle

Monili come fucili

In Birmania, dove prosegue la lotta per l'indipendenza dei nazionalisti "Karen", le donne combattono (anche) per mantener vive tradizioni, culture e la loro stessa identità. Licht cerca di far luce su una realtà troppo spesso dimenticata dai media.

Un caro amico, che poi è anche il direttore di questo magazine, una volta mi spiegò che "moda è tutto", moda è "il modo di vedere le cose". La moda si lascia ammirare ovunque, ben al di là delle passerelle patinate e un po’ anoressiche, ovunque ci sia uno sguardo pronto a catturare nuove forme. Anche lo sguardo di chi, come noi, affonda con una jeep sgangherata nel terreno imbevuto di acqua piovana della jungla birmana. Alla ricerca di un segreto. Il segreto di una cultura millenaria e in lotta.

Siamo arrivati nel Kaw Thoo Lei (La Terra Senza Peccato, ndr.), un lembo di terra che si estende all’ insaputa di molti occidentali lungo il confine orientale della Birmania, a contatto con la più commerciale Thailandia. Qui, da oltre cinquant’anni, si consuma una guerra che non interessa né ai media, né alla comunità internazionale che, infatti, l’ha laconicamente archiviata come uno dei tanti “conflitti a bassa intensità” del mondo. Eppure il gruppo etnico dei Karen, originario dell’altopiano del Tibet e della steppa mongola, combatte e muore per la propria autodeterminazione. Ogni giorno, dal lontano 1949 ad oggi. Le ragioni di questo estenuante conflitto portato avanti dai Karen sono principalmente due: il riconoscimento della indipendenza dallo stato del Myanmar (o Birmania) e della dignità di popolo.

Così mentre i soldati del Karen National Defence Organisation (KNDO è l’esercito di liberazione Karen, ndr.) imbracciano i fucili e proteggono dall’annientamento fisico i villaggi, falcidiati dalle continue offensive dell’esercito birmano, le donne Karen, quando non indossano anche loro la mimetica per svolgere ruoli ausiliari nell’esercito di liberazione, è contro un altro annientamento che si battono: quello culturale. Si pettinano i capelli, si colorano la pelle e vestono abiti di cotone e collane di fiori. Alcune allungano con cerchi di ottone il collo e le articolazioni fino all’estremo, diventando così quelle creature mitologiche che a noi occidentali piace chiamare “donne giraffa”. Potrebbe sembrare uno passatempo superficiale il loro, mentre fuori la guerra divora uomini, animali e case.

Eppure, per una comunità che rischia d’esser cancellata nel corpo e nello spirito, gli abiti e gli accessori tradizionali delle donne non sono un vezzo, bensì un atto permanente di resistenza culturale. Come fossero scudi, le donne di questa etnia sembrano opporre i loro monili a chi, con le armi, tenta da più di mezzo secolo di annullare la loro civiltà. Uno, due, tre, dieci giorni, anni, secoli. Sempre gli stessi riti. Grazie a quei piccoli tocchi di gentilezza quotidiana la goccia insegna come si scava la roccia. E le Karen ci mostrano come è possibile mantenere vivo, nonostante tutto, lo spirito di un popolo. La sua identità.

E il segreto che la vegetazione scura non riesce ad inghiottire definitivamente è proprio questo. Dove si nasconde la salvezza di una piccola comunità di guerrieri che da più di mezzo secolo, con pochissimi mezzi, sfida una spregiudicata dittatura militare nel nome della sua indipendenza? Non nella forza. O meglio non in quella armata, ma in quella delle radici che affondano ogni giorno la terra promessa. Anche grazie alla costanza dei gesti tramandati alle donne, trasmessi ad ognuna attraverso le generazioni, imparati dalle nonne e oggi insegnati alle più giovani. Karen: di madre in figlia.

Elena Barlozzari

SUGGESTED ARTICLES

Moncler contro l'AIDS

Moncler contro l'AIDS

Attraverso una mostra, un libro e un’asta il marchio sostiene l’associazione internazionale amfAR per trovare una cura all’AIDS entro il 2020.

Read more

Alexander McQueen: Anatomy of a ''Legend''

Alexander McQueen: Anatomy of a ''Legend''

Storia dell'iconica borsa di Alexander McQueen, ideata dal genio inglese poco prima di lasciarci; l'accessorio perfetto per tutte le principesse metropolitane moderne.

Read more

Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito accetti il servizio e gli stessi cookie.