• Art&Lifestyle

Moda, cinema e serie tv: una liaison indissolubile

Cinema, serial televisivi e moda, un intreccio dove, attraverso  interessanti connessioni, uno diventa lo specchio della realtà e l'altro espressione di un carattere.

L'abito fa il monaco, soprattutto nel cinema, con buona pace del detto popolare. Sono i costumi di scena a costruire l'essenza di un personaggio di successo del grande schermo. Il cinema, infatti, è sempre stato un importante diffusore delle mode, sin dai suoi albori, e la moda ha sempre avuto un ruolo fondamentale per gli attori, dentro e fuori dal set. La loro relazione non solo è indissolubile, ma detta gli stili e racconta i cambiamenti sociali quando non li anticipa. Nonostante l'Oscar per i costumisti sia stato istituito nel 1948, la storia del cinema deve moltissimo all'abito, al punto che con il passare degli anni gli stilisti hanno compreso la potenza persuasiva del grande schermo e sono entrati, così, nel business cinematografico. Un nome per tutti Givenchy, autore dei capi indossati da Audrey Hepburn in "Sabrina"; un sodalizio rimasto inalterato nel tempo sia sul set sia nella vita privata. Il grande sarto ha continuato, poi,  a vestire la Hepburn in pellicole che hanno lasciato il segno nel campo della moda, come "Funny Face" (1957) o ancor più "Colazione da Tiffany" (1961). In quest'ultimo film l'attrice ha lanciato uno stile, più e più volte reinterpretato dalle tendenze successive, con la sua innata eleganza fatta di tubini neri e di grandi occhiali da sole.

Il mondo del Fashion che con il cinema ha saputo sempre dialogare, è stato in grado, perciò, al pari del suo stesso alleato, di creare un immaginario collettivo fatto di sogni e desideri su scala mondiale. Una collaborazione storica di influenze reciproche in cui i costumisti prendono esempio dai modelli realizzati dai grandi sarti, ma gli abiti indossati dai divi nei movie diventano a loro volta fonte di ispirazione per i piccoli e i grandi stilisti. L'abito, così, viene interpretato come uno strumento per definire la costruzione dell'essenza del personaggio, e dunque per modellare il protagonista e arricchirlo di personalità. Anche la figura del designer acquista quindi sul set una notevole rilevanza, offrendo i suoi capi all'organizzazione cinematografica con reciproco vantaggio: pubblicità per la griffe e costo ridotto dei costumi per la produzione.

Numerosi gli stilisti che, negli ultimi anni, hanno collaborato con il grande schermo, tra cui Armani, Cerruti, Chanel, Fendi, Ferragamo, Gaultier, Gucci, Krizia, Prada, Valentino, Versace e molti altri. Armani, per esempio, ha fornito le sue creazioni a una lunga serie di film, a partire dagli abiti indossati da Richard Gere in "American Gigolò" (1980), che hanno imposto nell'immaginario collettivo lo stile Armani, fino a quelli per "Gli Intoccabili" (1987), o ai capi indossati da Ving Rhames e Uma Thurman in "Pulp Fiction" (1994). Innumerevoli sono anche le collaborazioni di Nino Cerruti con i divi del cinema. È stato lui a creare gli abiti indossati da Michael Douglas sul set di "Basic Instinct" (1992) e a vestire Gere nei panni del protagonista in "Pretty Woman" (1990). E ancora le sorelle Fendi che per "Evita"(1996), interpretata da Madonna, hanno realizzato insieme a Salvatore Ferragamo pellicce e calzature fedelmente ispirate agli anni Quaranta; Chanel, vestendo Victoria Abril in "Tacchi a spillo" (1991), ha messo sapientemente in risalto ogni dettaglio della produzione della maison; Versace e Jean Paul Gaultier hanno creato il guardaroba rispettivamente di Verónica Forqué e di Victoria Abril in "Kika" (1994). Ancora Gaultier ha firmato i costumi del thriller di Besson "Il quinto elemento" (1997). "Marie Antoinette" (2006) di Sofia Coppola ha visto Milena Canonero, famosa costumista di origine italiana, vincere un Oscar per i costumi e "The Grand Budapest Hotel" (2014) di Wes Anderson ha permesso alla stessa Canonero di vincerne un altro, attraverso la rappresentazione di uno stile bizzarro ed affascinante che caratterizza i protagonisti della pellicola. A raccontare la moda, infine, trasformandola nella protagonista indiscussa del film ci ha pensato, inoltre, David Frankel con "Il diavolo veste Prada" (2006) ricevendo la collaborazione di numerosi ed importanti marchi di moda.

Il cinema, difatti, costituisce archivio vivente della moda poiché gli abiti continuano a vivere sullo schermo nel tempo in cui sono stati fatti, valorizzati non soltanto dagli ambienti, dai gesti, dai paesaggi, ma dai corpi, dalle espressioni e dai volti degli attori e delle attrici. Lo stesso vale anche per le serie tv, che per essere identificabili hanno un bisogno disperato della moda, la quale di fronte allo schermo introduce lo spettatore in una realtà parallela, regalandogli, così, un'emozione che lo solleva dal quotidiano. Insomma, ci sono serial televisivi che dettano la moda nel senso più letterale del termine. Negli ultimi anni, a partire da "Sex and the City", incentrato sulle avventure di quattro amiche in una Manhattan scintillante e piena di occasioni, a "Ugly Betty" (la storia di Betty Suarez, assistente di un editor capo di una delle riviste più influenti del settore che, attraverso i suoi occhiali, guida lo spettatore in un ambiente difficile dove l'apparenza regna sovrana), la televisione è diventata sempre più fashion cercando non solo di dare risalto ai look dei suoi protagonisti, ma di dimostrare anche come uno show possa diventare iconico grazie al lavoro dei costumisti.

Cinema, serie tv e moda, dei mondi apparentemente differenti che in realtà appaiono irresistibilmente uniti in un complesso rapporto di scambi, frutto non tanto di meccanismi industriali o commerciali, quanto di un'attrazione fatale che, a prescindere da qualunque tentativo di separazione, è destinata a durare nel tempo, nella storia, nei nostri giorni ed in quelli che verranno.

Alessandra Rosci

SUGGESTED ARTICLES

Iosselliani: Intervista esclusiva ai designer

Iosselliani: Intervista esclusiva ai designer

Iosselliani nasce a Roma nel 1997 dall’incontro tra Roberta Paolucci e Paolo Giacomelli, che partendo dalla tradizione e dalla minuziosa ricerca su materiali e lavorazioni creano gioielli estremamente contemporanei.

Read more

Bucket Bag Burberry: la borsa bohémien del momento

Bucket Bag Burberry: la borsa bohémien del momento

"La borsa della donna pesa come se ci fosse la sua vita dentro" canta Noemi a Sanremo e noi donne approviamo in coro, specialmente se si tratta di borse che sanno far parlare di sé. La Bucket Bag di Burberry ne è un esempio. Consigli su come abbinarla e apprezzarla nelle sue varianti.

Read more

Jonathan W. Anderson, l'enfant prodige della moda No-Gender

Jonathan W. Anderson, l'enfant prodige della moda No-Gender

Ripercorriamo la carriera dell'astro nascente della moda britannica, dalla contaminazione di generi tipica della sua linea, fino alla nomina di direttore artistico del marchio spagnolo di alta pelletteria Loewe.

Read more

Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito accetti il servizio e gli stessi cookie.