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Ritorno a Milano Remix

Ritorna a Milano Remix, competizione internazionale per giovani talenti in fashion & fur design, quest’anno alla sua tredicesima edizione. Dopo una lunga fase di selezione sono stati prescelti i dodici finalisti, che dovranno darsi battaglia nell’attesa finale del 4 Marzo, davanti gli occhi critici di alte personalità del sistema moda. Lorenzo Sisi e Nicolas Garcia Salas saranno gli unici due rappresentanti della creatività nostrana, che con due concezioni di moda ben diverse porteranno alto il vessillo del made in Italy.

Raccontaci la tua formazione da fashion designer.

Lorenzo: “Ho frequentato l’istituto d’arte ad Arezzo, la mia città natale. Poi a venti anni mi sono iscritto al corso di fashion design allo IED di Milano e, durante i tre anni di formazione, vi ho accostato un corso alla Central Saint Martines School, a Londra. Finito il triennio, sono stato selezionato al concorso Riccione moda Italia, dove ho vinto un corso di formazione sulle pellicce a Copenaghen sponsorizzato da SAGA FUR”.

Nicolas: “Inizialmente ero intenzionato a trasferirmi a Milano per studiare moda, ma poi per curiosità sono entrato nell’Accademia di costume e moda a Roma e me ne sono innamorato. Sarà il luogo, sarà il fatto che vi si respira cultura, ma ha un fascino inspiegabile. Ho portato avanti un percorso di studi molto profondo, dedicato ai vari settori in cui un designer può lavorare, dal menswear e il womanswear all’accessorio. Ho avuto la fortuna di far diventare la mia passione in studio e il mio studio in lavoro”.

Quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua vita?

Lorenzo: “La realtà in cui sono cresciuto l’ha resa una scelta quasi ovvia, in quanto all’interno della mia famiglia il design è un argomento quotidiano, grazie a mio padre impegnato nel settore dei gioielli”.

Nicolas: “Ho sempre avuto una mente predisposta per la creatività, anche grazie alla mia passione per l’arte e l’immagine. Così, dopo un periodo di crisi alla ricerca dl mio futuro, ho capito che la moda sarebbe stata la mia unica strada per poter fare della creatività e dell’arte il mio lavoro”.

Che tipo di moda desideri raccontare?

Lorenzo: “Una moda artigianale, metallica e diretta”.

Nicolas: “La moda come l’arte è figlia del suo tempo e, quindi, io credo che il mio compito sia quello di raccontare i cambiamenti socio-culturali a me contemporanei, rendendoli moda. Che sia per uomo o per donna è irrilevante, la moda deve stupire e inventare ed è di questo che voglio occuparmi come fashion designer”.

Qual è il capo che più potrebbe identificarti come stilista?

Lorenzo: “Il capospalla, su cui creo giochi di forme e materiali”.

Nicolas: “La felpa, per cui ho una passione e che spesso venie sottovalutata. È un capo finito, se lo allunghi diventa un abito, se lo ricami diventa newcouture, è la semplicità versatile e comoda trasformabile in qualsiasi cosa”. 

 

Le tue ispirazioni nascono dalle esperienze dirette, da avvenimenti che hanno segnato la tua vita, o da interessi personali e aspirazioni stilistiche?

Lorenzo: “Le mie ispirazioni nascono sia da esperienze dirette che da interessi personali, che coinvolgono a loro volta anche delle aspirazioni stilistiche. Per esempio, mi ispiro alle opere di Gordon Matta-Clark e alle sue interpretazioni del mondo contemporaneo, che cerco di portare all’interno delle mie creazioni, inserendole in un mondo dove le parole costruire e creare sono diventate espressione del senso di evoluzione attuale”.

Nicolas: “Vivo d’immagini e di cultura e credo che le ispirazioni giungano da tutte le cose che ci circondano, spesso anche lontane dai nostri gusti. Io odiavo il rosa, per esempio, ma poi ci ho costruito un’intera collezione. Generalmente unisco mondi diversi, dall’etnico delle tribù nord britanniche ai popoli del deserto, dallo spazio al romanticismo delle strade di Roma, trasformandoli in moda attraverso i miei personali codici estetici, che prendo dalle mie radici spagnole e nord americane”.

Sei uno dei due finalisti italiani in corsa per una competizione internazionale del fashion & fur design. Come ci si sente ad essere indicati come uno dei futuri portatori del made in Italy?

Lorenzo: “Non ci ho mai pensato, ma credo si tratti di una grande fortuna”.

Nicolas: “Per me è un grande onore, soprattutto perché non sono italiano ed ho imparato ad esserlo crescendo in questo bellissimo paese. Ho capito che la moda italiana ha interminabili problemi e dinamiche, ma con una bellezza e una qualità che non possono essere omesse. Sembra assurdo che uno straniero rappresenti l’Italia in una competizione contro altri stranieri e ho avuto modo di vedere l’alto livello delle creazioni degli altri finalisti, ma spero di mostrare quanto in questo paese il “saper fare” sia un arma vincente”.

Come e quando hai deciso di partecipare?

Lorenzo: “Dopo aver partecipato al concorso di Riccione e al corso presso Copenhagen, sono stato iscritto automaticamente al Remix dall’associazione MIFUR”.

Nicolas: “Nel 2014 partecipai al RMI, un concorso nazionale per giovani designer neodiplomati ed ero l’unico a partecipare sia nella categoria accessori che in quella di pellicceria. Riuscii non solo a vincere in entrambe, ma anche a portarmi a casa il primo premio come vincitore assoluto, facendomi così notare dal MIFUR che mi propose al Remix. Onestamente conoscendo il concorso, non avrei mai pensato di essere selezionato e invece eccoci qui”.

Com’è stata la tua esperienza fino ad ora?

Lorenzo: “Gratificante, ma un po’ difficile da gestire dal punto di vista tempistico, poiché ha coinciso con l’inizio della mia vita professionale”.

Nicolas: “Mi sono sentito un po’ una trottola, in quanto la selezione per Remix è coincisa con la mia vittoria ad ALTAROMA nella sezione TALENTS2015, che non ho avuto modo di godermi. Il giorno dopo ero già occupato a pensare allo styling, alle cose da fare e a quelle da modificare per il nuovo concorso, ma ripeto sono onorato di tutto questo e avere Milano, Vogue e uno staff incredibile che ti seguono e ti valutano è davvero una grande fortuna”.

Ti aspettavi un risultato del genere?

Lorenzo: “Aspettarmelo no, ma ne sono orgoglioso e felice”.

Nicolas: “Mai, io riconosco le mie capacità, ma volo basso. Non bisogna mai aspettarseli i risultati, bisogna costruirseli e renderli reali”.

Oltre ad un eventuale vittoria, che cosa speri di ottenere da questa competizione?

Lorenzo: “La considero già una vittoria e spero sinceramente che si aprano delle proposte professionali concrete e stimolanti”.

Nicolas: “Un lavoro, è questo che voglio più di qualsiasi cosa al momento”.

Timori e sogni futuri?

Lorenzo: “Nel mio caso timori e sogni vanno di pari passo, in quanto da una parte temo di non riuscire a costruire la carriera dei miei sogni e dall’altra sogno di diventare l’art director di un brand importante”.

Nicolas: “Il mio vero sogno? Balenciaga e per quanto riguarda i timori, mi piace rispondere con le parole di Marcel Proust, che Yves Saint Laurent aveva nel suo studio: “Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi: sono loro e non altri che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo. Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze; ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di epilessie; e quel terrore della morte che è la cosa peggiore e che forse voi conoscete, signora”.

Ilaria De Leonardis

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