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Refresh-out

Quando superare i canoni della moda rischia l’effetto boomerang. 

In una realtà moda piena di designer, stilisti, addetti ai lavori o, perché no, presunti tali, in cui tutto è stato fatto e rifatto, l’unica via sembra il “refresh” ossia il “rinfrescare” ciò che è già noto conferendogli tratti inediti o perfino rendere fashion qualcosa di assolutamente inedito. 

Questa la strada intrapresa da molti marchi blasonati del fashion system, che nelle recenti Fashion Week hanno sfilato con tutta la loro voglia di stupire e confermarsi nella rosa dei “big name”. Ma se questa, invece, di una sentiero luminoso e costeggiato da prati sconfinati punteggiati di successo diventasse una ripida strettoia su terreno scosceso e franoso? Ovviamente il rischio fa parte del gioco e il filo del rasoio è sempre ben acuminato. 

Due le maison di moda, con altrettanti direttori creativi, che secondo noi vanno esaminati con attenzione. 

 

Primo tra questi, Rick Owens stilista ormai affermato per la sua omonima linea di stile orientale da cui riprende un gusto post-apocalittico e chiaramente no-gender, che durante l’ultima Parigi Fashion Week è andato ben oltre la semplice creazione di una collezione. Questo ha intaccato, infatti, alcuni dei canoni e dei cardini assoluti della moda, lasciando sfilare le proprie modelle con indosso niente meno che altre modelle, tenute insieme da cinture e cinghie a mo di zaini o abiti veri e propri. Una vera provocazione che fortifica l’idea di potere femminile già cara al designer, che da vita ad un mondo di “donne che sollevano donne, donne che diventano donne e donne che supportano donne”. Si tratta di una performance artistica più che di una sfilata, sicuramente d’impatto e dal carattere a dir poco sovversivo. 

Secondo, ma non per importanza, Jeremy Scott con Moschino, brand di cui è a capo. Questo creativo ha saputo conquistare il favore di pubblico e critici, riattualizzando il carattere provocatorio e irriverente del marchio. Super acclamate e vendute le sue collezione iper-pop(ular) ispirate al mondo di Mc Donald’s, colosso del cibo fugace e genio del food marketing, e al roseo universo delle Barbie, prodotto iconico e intramontabile della Mattel. Di queste tutti si ricordano le divertentissime cover per smartphone, ora a forma di pacchetto di patatine, ora a specchio portatile o telefono giocattolo stile anni Novanta.  

Per l’ultima collezione, dedicata alla prossima primavera/estate, l’ispirazione gli giunge direttamente e letteralmente dalla strada con stampe a richiamo di segnali stradali, insegne luminose, fino agli accessori per pulire l’auto.  

Di nuovo il consumismo diventa moda logata Moschino e, a proposito di cover, non poteva mancarne una dedicata anche a questa collezione, un detersivo spray ad essere precisi. 

Sicuramente una trovata divertente, ma forse un po' ripetitiva ci suggeriscono dalle retro vie. 

  

Va bene provocare, più che giusto evadere, ottimo prendere qualcosa al di fuori della moda e integrarla intelligentemente, ma proseguendo sullo stesso filone si rischia di andare incontro proprio a quello da cui ci si allontanava (riconoscendo la ricerca di un linguaggio chiaro e coerente ndr.). La moda ha bisogno di scossoni, di lampi di genio e anche e sopratutto d’ironia e talento, ma crediamo che, forse e diciamo forse, c’è un limite a tutto. 

Ilaria de Leonardis

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