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Intervista ad Alessandro Mengozzi

Hai frequentato il corso di fashion design presso l'istituto Marangoni, per poi dedicarti alle tue collezioni di copricapi ornamentali che portano il tuo nome. Come mai questa scelta?

Non è stata una scelta, ma un percorso che si è sviluppato strada facendo e che in realtà è in continuo sviluppo. Appena uscito dall’Istituto Marangoni ho fatto qualche stage e lavoro ma senza troppe soddisfazioni. Dopo un periodo di confusione si è scatenata in me la voglia di fare qualcosa di nuovo. Ho aperto una linea di abbigliamento e in parallelo è iniziato il mio percorso da “Mad Hatter” quasi per gioco. L’unico punto fermo era che volevo fare qualcosa di mio, dove potermi esprimere al meglio, senza regole o quantomeno poche limitazioni.

Raccontaci il tuo processo creativo: da cosa prendi ispirazione, come progetti i tuoi cappelli e infine come vengono realizzati?

Le ispirazioni vengono dalla quotidianità, dalla strada, da quello che vedo e dal mio umore. Tutto nasce principalmente dalla necessità di espressione, ma anche dai materiali stessi che mi trovo davanti. In genere parto proprio da questi, mi piace sperimentare e creare dal niente qualcosa che poi sviluppo sotto forma di copricapo. Al contrario, quando lavoro su commissione c’è un progetto che parte da uno schizzo, procede con la prova in carta che poi sviluppo con i materiali scelti.

I cappelli determinano lo stile di chi li indossa e danno quel tocco di diverso anche agli outfit più banali. Chi è la donna che indossa le tue creazioni?

Dico sempre che il cappello è l’estensione di noi stessi, la proiezione della nostra personalità, sta all’estremità del nostro corpo e insieme alle scarpe è per me l’accessorio più importante di un look. La donna che indossa le mie creazioni è sicura di se, le piace provocare, apparire ed essere sempre al centro dell’attenzione: eleggerei Anna Dello Russo come paladina del copricapo. Ma sono poche le figure che osano tanto, i miei cappelli non sono per tutti, anzi, nel mio ideale creativo sono come sculture fine a se stesse, di puro impatto visivo, che una volta indossati passano da elementi statici ad accessori eccentrici per un servizio fotografico o un evento mondano. 

All’estero la moda dei cappelli è molto diffusa, basti pensare a quanto sono diventati celebri stilisti come Philip Treacy o Stephen Jones, ma in Italia un copricapo stravagante attira sguardi curiosi. Stai trovando spazio per le tue creazioni nel nostro paese?

Purtroppo in Italia non c’è mai stato il culto del cappello, è molto difficile poter emergere con un accessorio così tanto effimero e appariscente. Ho ottenuto un ottimo riscontro sui magazine ed ho partecipato a mostre dove ho esposto foto e cappelli come fossero opere d’arte, non è solo la moda ad attrarmi e crearmi spazi, ma anche altri contesti connessi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Questa domanda mi coglie impreparato, non sono mai stato un grande stratega di vita, vivo molto la giornata pur avendo mete da conquistare ogni giorno. Sono sempre aperto a nuove collaborazioni, coincidenze e occasioni.

Martina Trozzi

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