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Michel Simoncelli

Il giovane designer si racconta tra famiglia, sogni ed esperienze che lo hanno portato a dare vita al suo omonimo brand di moda, focalizzato sulla maglieria assolutamente hand-made.

 

1. Qual è stato il momento in cui ha deciso di avvicinarsi alla moda e perché?

Durante gli anni del liceo non avevo ancora le idee molto chiare su quello che volessi fare terminati i miei studi, amavo molto la storia, l'epica e la storia dell'arte, nonostante avessi intrapreso gli studi scientifici. Mi soffermavo spesso sulle immagini illustrative di dipinti, ritratti, sculture e personaggi storici, stuzzicato ed incuriosito dai loro costumi e dalle epoche che vivevano e, quando non erano chiare, andavo a cercare per mio conto informazioni più dettagliate. Provai per un breve periodo la strada di modello e attore, scoprendo alcuni aspetti fondamentali del sistema moda, ma appresi con il tempo che non ero adatto a tutto questo, nonostante la mia passione e curiosità crescessero sempre più. Quindi mi informai sulle varie accademie e università che svolgevano corsi e studi in campo moda, scegliendo lo IED di Roma, ovviamente appoggiato appieno dai miei genitori, che mi hanno sempre spinto a intraprendere la strada che più preferivo, purché lo avessi fatto con amore e impegno.

2. La sua formazione è partita dall'Istituto Europeo di Design di Roma, concludendosi con un’esperienza lavorativa presso un'importante azienda fiorentina. Cosa le ha dato questo percorso e in cosa lo ritroviamo nella sua moda?

L'Istituto Europeo di Design è una eccellenza ormai riconosciuta in Italia e all'estero, che ha dato alla luce tra i più talentuosi designers nel settore. Qui ho avuto un'ampia e preparata formazione, affrontando molteplici materie e studi, che mi hanno permesso di poter entrare nel mondo lavorativo. L'esperienza aziendale mi ha permesso di imparare quelli che realmente sono i ritmi frenetici all'interno di un ufficio stile, il lavoro di squadra, dove più teste devono trovare una linea guida e portare avanti collezioni molto ampie, il costante confronto con l'ufficio prodotto, merchandising e visual, e molte altre figure, che nell'insieme danno vita a tutto il meccanismo aziendale.

Tutto questo mi è servito senza dubbio per comprendere come poter impostare il mio start-up, le difficoltà che avrei incontrato e soprattutto la volontà e la costanza per portare avanti un progetto, un'idea, un sogno.

3. Oggi è a capo del suo personale marchio di moda. Perché ha scelto Roma come punto di partenza?

Roma è la mia città. Anche quando abitavo a Firenze, avevo una gran nostalgia, non è scontato dire che è una costante fonte d'ispirazione.

I collaboratori che seguono e supportano me e il mio marchio con il loro studio hanno sede a Roma, abbiamo giornalmente confronti telefonici, via e-mail e spesso riunioni, quindi la presenza di entrambe è fondamentale, mentre la produzione dei capi è concentrata nelle Marche, dove spesso mi reco per seguire i lavori. Posso dire che tutto questo è successo in maniera molto naturale e spontanea, è stata la sequenza dei fatti che mi ha voluto far partire da qui.

4. Grazie a quali caratteristiche si denota la sua linea e il suo lavoro come stilista?

Il mio è un marchio giovanissimo, appena nato, quindi può risultare ancora complicato distinguerlo e riconoscerlo.

Ci sono tratti distintivi all'interno di ogni collezione, e credo che con il tempo saranno sempre più distinguibili e rievocativi. C'è da dire che in ogni caso sto lavorando molto sull'immagine delle collezioni, l'onirico, il tatto e il visivo fuse in ogni singolo capo, ed insieme a tutti i miei collaboratori stiamo delineando un impatto visivo che possa riportare immediatamente all'immagine del marchio. Inoltre senza alcun dubbio le tecniche e l'artigianalità sono già di per sé distintive.

5. Da cosa deriva la sua passione per la maglieria e come ne struttura la lavorazione dal filato al prodotto finito?

La mia passione nasce durante gli anni accademici, da subito sono stato sedotto e affascinato dalla maglieria e dalla bellezza di un capo realizzato in maglia. Negli anni a seguire ho coltivato sempre più questa passione fino al giorno in cui ho deciso di dedicarmi solo ed esclusivamente ad essa.

Con il tempo e l'esperienza lavorativa maturata, ho capito i processi fondamentali da dover seguire in questo campo, partendo dalla scelta del filato, imparando a fare una valutazione visiva e tattile, parte essenziale per la realizzazione di un capo; successivamente bisogna conoscere le tecniche lavorative, e sperimentarle costantemente, spesso si è sorpresi dal lavoro finito e talvolta supera anche le aspettative. Seguono i processi di fitting e confezione dei capi, ricontrollati sempre durante e a lavoro finito, affinché non ci siano difetti o problemi, in un capo realizzato interamente a mano può capitare che ci siano delle imperfezioni, ma sicuramente sono un valore aggiunto perché rendono ogni pezzo unico e inimitabile.

6. Come immagina la donna Simoncelli?

In ogni mia collezione l'immagine della donna è fondamentale, mi condiziona molto sia nell'ispirazione che nella creazione di ogni singolo capo.

Cerco di spaziare il più possibile, di toccare diverse femminilità, di proporre quelle che da sempre per me sono e saranno le donne-icona, cogliendo alcune loro sfaccettature e riproponendole nella mia visione concettuale. Oltre a quest'immaginario, cerco di proiettare ed enfatizzare alcune peculiarità, renderle eteree, affascinanti, avvolte da un'elegante sensualità, da una trasparenza quasi erotica e mai volgare, sicure, dal carattere forte e contrastante. Tutte queste sono certamente caratteristiche che rispecchiano e determinano la filosofia e l’immagine del mio marchio.

7. Viene spontaneo chiedersi se le origini francesi di sua madre e quelle marchigiane di suo padre abbiano mai influito sul suo lavoro. E se sì, in che modo?

Le origini, molto spesso, condizionano e determinano alcuni nostri aspetti. Nel mio caso posso affermare che in qualche modo abbiano influito su di me, e mi abbiano portato ad essere quello che sono oggi.

Dalla parte francese, sono cresciuto con la visione di una famiglia sempre elegante e curata, ma in particolar modo di mia nonna che ha sempre tenuto molto al suo aspetto fisico, non c'era un giorno che non fosse truccata, pettinata e ben vestita, sempre in perfetto stato anche all'età di novant'anni. Inoltre aveva enormi album fotografici che hanno riguardato molti passaggi della sua vita, e io sin da piccolo mi divertivo a sfogliarli e guardavo ammirato i suoi look, spesso eccentrici, ma sempre di gran voga.

Dalle origini marchigiane invece ho appreso come l'umiltà ed il lavoro siano fondamentali. La gente lì è genuina, sempre molto disponibile ed ha un gran rispetto per tutto ciò che la circonda. È una regione molto curata, ricca di storia e di splendidi paesaggi.

8. Quanto combacia la sua personalità con la sua visione di stilista e come spera che ciò esca attraverso una collezione?

Spesso quando si lavora per grandi aziende, non si può esprimere al meglio la propria personalità, bisogna seguire un'immagine, degli schemi precisi, quindi la professionalità e la bravura stanno nell'adattarsi e saper tradurre queste informazioni con la propria individualità. Oggi come stilista, in ogni collezione è sempre presente la mia personalità, nel suo aspetto più puro ed essenziale, e l'augurio migliore che possa farmi è che ogni donna attraverso ogni singolo capo possa sognare, esprimersi, piacersi e trovare se stessa, questo vorrei che uscisse attraverso ogni collezione.

Ilaria De Leonardis

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