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Luca Finotti: 24 contro 1

Classe 1986 Luca Finotti, “The King of Milano”, ispirandoci al titolo di uno dei suoi Fashion Film più famosi, è uno dei Director più acclamati del momento. Dinamico e colorato, un immagine pop e fresca in alcuni casi “classica” ma al contempo avanguardista.

L’incontro con Mariano Vivanco nel 2008 sul set di Hercules è stato determinante per la tua carriera. Quanto è stato influente a livello di immagine fotografica? quanto hai attinto dal suo stile e quanto è stato, o è fonte di ispirazione?

Ogni Talento attinge dai suoi maestri, ma cercando lungo il percorso la propria voce, la propria immagine, il proprio racconto.

Mariano è stato influente a livello di Energia, Generosità , Passione.

É stato per me prezioso assistere ai suoi set, che ancora oggi mi mancano, poiché pieni di energia, adrenalina e passione. Mariano ama il suo lavoro e questo amore contagia chiunque lavori con lui. La generosità di Mariano nel darmi spazio e farmi crescere attraverso i suoi lavori è per me l’insegnamento più grande, ho imparato che non c’è soddisfazione migliore che vedere un talento nascere, crescere e trovare la propria strada. I miei due ex assistenti ora lavorano rispettivamente per Vogue America e Ruini & Mariotti, una soddisfazione immensa e ancora oggi festeggiamo assieme i reciproci risultati.

Tagled Echoes interpretato da Samuele Visentin e Sebastian Sauve, presentato al Mix Festival di Milano, “Kings of Milano” con 25 top model maschili. 

All’interno dei tuoi film c’è un sottotitolo, un significato velato o cerchi di rendere esplicito e chiaro il messaggio che vuoi dare? 

Ogni progetto ha un significato soggettivo e oggettivo, non sempre è  facile la lettura del mio personale punto di vista, ma ritengo che ogni progetto artistico diventi di proprietà di chi lo serva e sta al suo occhio e al suo sentimento trovarne la storia che vuole raccontarsi.

Cosa ti porta alla scelta del colore piuttosto che del Bianco e nero?  

Il sentimento. Ritengo che al Bianco e Nero sia legato un sentimento “eterno” che non sempre si può utilizzare. Il colore è la gioia per me, il modo più infantile di colorare il mondo e giocare per rimanere sempre degli eterni “Peter Pan”.

Kings of milano è un progetto dove si è partiti dal video per arrivare alle foto, e non il contrario perché questa scelta e cosa cambia nell’iter creativo e progettuale?

Quasi tutti i miei progetti partono dal Film per arrivare eventualmente a uno scatto fotografico. Per me la foto è il frammento di un film, di una storia, di un dialogo, dietro ogni immagine c’è un qualcosa da raccontare e l’energia della pellicola, di quei 24 fotogrammi è la base di ogni mio lavoro.

Sempre per models.com oltre Kings of milano produci #TASTE. Che differenza c’è tra i due film?

#TASTE.IT è stato girato esattamente una stagione dopo Kings of Milano, se il primo celebrava l’iconica bellezza maschile, il secondo la dissacrava.

Se nel primo capitolo la bellezza di questi adoni, in un elegante bianco e nero veniva svelata e sussurrata, nel coloratissimo secondo capitolo, essa veniva sconsacrata con un divertente e genuino urlo di allegria.

La differenza tra lavorare con uomo e donna? 

Credo che come in tutte le cose ci sia una vocazione, non è una cosa che si sceglie ma una cosa che ci richiama. Come esistono stilisti più forti sul linguaggio maschile, esistono “artisti” più bravi a raccontare l’uomo. Non è una cosa che si sceglie, è una cosa che accade.

In cosa l’uomo è interessante secondo te?

Non credo si saper rispondere a questa domanda. Posso solo dirti che se avessi la possibilità di ornare il mio salone con “la Gioconda” o il “David di Michelangelo” io sceglierei senza dubbio il David, Non so se può valere come risposta, ma penso renda esattamente l’idea.

Nel 2012 arrivano campagne importanti come Dolce & Gabbana, un corto per Givenchy. Hai lavorato con Monica Bellucci, Bianca Balti, Mariacarla Boscono e Riccardo Tisci, in precedenti occasioni con Lady Gaga e Nicola Formichetti. In che modo differisce, sul piano dell’immagine una campagna da un fashion film, oltre sicuramente ad avere scopi differenti? 

Ovviamente il fine fa la differenza. In una campagna il mio lavoro è valorizzare un prodotto, in un fashion film l’intento è raccontare una storia. La cosa migliore è quando i due scopi riescono a combaciare, ma questo cambia di stagione in stagione di brand in brand.

Quando secondo te è commerciale e quando arte? 

Credo che sia del tutto soggettivo, credo che “commerciale” sia una parola usata molto spesso senza senso, come credo che la parola Arte sia abusata. Diciamo che quando è Arte è Arte e basta, non ci sono se e non ci sono ma. L’arte sta negli occhi di chi vede è una sensazione che scaturisce dentro osservando una foto, un’opera, un film.

Lavorare con celebrità alza la qualità del risultato?

Lavorare con una celebrità alza la posta in gioco, il risultato non sempre è dato dagli ingredienti ma dalla miscela.

E com’è dirigerle?

Molto più facile di come sembri, una celebrità è abituata a lavorare su un set , ha esperienza, e quindi l’intesa è molto spesso più immediata.

L’editoriale fotografico sta sempre di più lasciando spazio a quello video. Una foto vs 24 fotogrammi. La staticità contro la dinamicità e potremmo proseguire sulle differenze. Cosa si perde in fotografia e si acquista in video e viceversa? 

Credo non si perda ne si acquisti nulla, credo siano semplicemente due linguaggi diversi di raccontare qualcosa. Ambedue, se ben fatti, arricchiscono tutti, poiché portatori di messaggi, emozioni e racconto. 

Cosa manca al video che la fotografia ha? 

Credo l’immaginazione di ciò che accade prima e ciò che accade dopo.

Se si scorre nel tuo Website abbiamo un salto temporale dal 2012 al 2015… C’è stata un evoluzione nella tua carriera, vuoi raccontarci cosa è successo in questo bug temporale?

Sono cresciuto, ho viaggiato, ho sbagliato e imparato, sono cambiato. Il cambiamento è la chiave di tutto, nessuno di noi è uguale a se stesso anni fa. Finchè cambiamo siamo vivi, finche possiamo raccontarlo siamo attivi, finché ci permettiamo di imparare, sbagliare, cambiare, stiamo facendo la cosa giusta.

Una caratteristica importante nella tua immagine è l’uso della musica. Giocare con il montaggio seguendo il beat, il sound. Quanto la soundtrack supporta le immagini? 

Un film senza una buona musica, è come un bacio senza una carezza. 

Sei reduce dal video di Marco Mengoni “Ti aspetto”, dall’atmosfera di festa, viene presentata la “new normal generation” e soprattutto l’amore “universale”. Quanto è difficile affrontare una tematica così attuale e quanto è importante per te parlarne? 

Ho scelto di vivere in un paese dove il presidente della nazione , Barack Obama, si complimenta ufficialmente su una piattaforma sociale come Twitter con Caitlyn Jenner per il coraggio dimostrato nel raccontare pubblicamente la sua storia, un vero duplice eroe americano.

Non entrando nel merito della questione, ma sottolineando la forza e il coraggio di essere liberi.

Qualsiasi tema, affrontato nel rispetto dell’idea di tutti, che possa aiutare ognuno di noi ad imparare qualcosa che non conosciamo credo sia una vittoria globale.

Nel mio piccolo, vivo da sempre inseguendo la libertà, e se posso raccontare qualcosa che aiuti le nuove generazioni ad aprire un varco dove io ho trovato ostacoli non mi tiro indietro.

Per me la New Normal Generetion, non lotta per essere libera, semplicemente accetta la propria e l’altrui libertà.“Accettare" è per me il termine del futuro.

Come ti sei trovato nel girare un video clip? 

È Stata un’esperienza straordinaria, “Io ti aspetto” è il mio primo video musicale, mi sono da subito innamorato della strofa "Forse cadrò Ma sempre e comunque ,In piedi mi rialzerò “, “accettare” di essere caduti è il primo passo per rialzarsi.

La canzone è un’inno alla vita, a vivere, un tormentone estivo che spero contagi tutti come ha contagiato noi. Avevo voglia di regalare un “festa” di sana evasione a tutti coloro che non avranno la fortuna di viverla. Pensiamo sempre all’estate di chi parte e si diverte e non pensiamo mai a chi invece rimane, per malattia, anzianità, problemi economici, in città, negli ospedali, e mi piaceva l’idea di regalare proprio a loro 4 minuti di passione estiva, che li trasportasse anche se solo con la mente, in quel mood estivo che contagia tutti.

Credo che il mio lavoro sia bello proprio perché permetta di creare e regalare emozioni, sono davvero fortunato.

Marco Di Giorgio

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