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Let's go shopping

Ovvero come si comporta un Lichter di fronte al bivio più temuto: e-commerce o Real Shop?

Che amiamo fare shopping ormai è un fatto appurato come la perversione di Therry Richardson. Ciò che invece non ci è molto chiaro, a volte, è il vasto repertorio di modalità con le quali possiamo entrare in possesso del nostro tanto bramato oggetto del desiderio; più che altro la cosa difficile è scegliere: Outlet o boutique? Mercatino vintage oppure centro commerciale? Ma soprattutto, e-commerce o "real" shop?

La faida sarebbe interminabile ma la premessa è una sola: il nostro amato web ha decisamente rivoluzionato il concetto di shopping del consumatore contemporaneo, offrendo a quest'ultimo un'infinità di comodità a cui difficilmente si riesce a rinunciare.

Facciamo un esempio: è notte fonda e non riuscite a fare a meno di pensare incessantemente a quel favoloso cappotto che oggi indossava la vostra collega in ufficio. La soluzione è una soltanto: raggiungete il dispositivo con una connessione ad internet più vicino, andate sul sito del brand ed il gioco è fatto.

L'abbattimento di ogni tipo di barriera geografica e temporale è ciò che c'è di più entusiasmante per tutte le shopaholic del globo.

Ma è davvero tutto così irrinunciabile?

Non so voi, ma le emozioni che si provano quando si entra in una qualsivoglia boutique e se ne esce a mani piene, sono quelle ad essere veramente irrinunciabili.

Toccare con mano i capi, sfogliare le pagine di un libro appena sistemato sullo scaffale oppure provare un paio di scarpe che già sappiamo di non poterci permettere sono tutte abitudini delle quali, da consumatrice ossessivo-compulsiva quale sono, proprio non riuscirei a fare a meno.

Intense sedute di shopping possono curare malumori che neanche il più esperto degli psicologi riuscirebbe.

L'entusiasmo e la soddisfazione che lo shopping tradizionale regala sono inoltre collegati ad un immaginario cinematografico e televisivo di cui ogni shopping-addicted del mondo è, volente o nolente, vittima.

Sarah Jessica Parker in "Sex and the City", Julia Roberts in "Pretty Woman" e Isla Fisher in "I love shopping" sono le principali colpevoli di una così spiccata propensione femminile nell'acquistare quanti più oggetti di dubbia utilità la nostra casa può contenere.

Alcuni dei più grandi flagship-store del mondo sono veri e propri capolavori architettonici, concentrati di marketing, design e atmosfere, frutto di artisti eclettici il cui lavoro sarebbe un vero peccato non ammirare.

Ad ognuno però le proprie abitudini e preferenze, perché non importa con chi, dove e perché, l'importante è che lo facciate (shopping è ovvio!).

Noemi Clarizio

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