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Kim Jones. In viaggio alla scoperta dell'uomo Vuitton

Nell’arco di poche stagioni, lo stilista britannico ha dato un’anima (e non solo) al menswear del colosso parigino.

Fa un certo effetto pensare che, quasi cinque anni fa, Louis Vuitton abbia scelto come direttore artistico della divisione maschile un giovane londinese, diplomatosi alla Central Saint Martins e nome di spicco della scena creativa britannica: Kim Jones, che nel 2011 sostituì Paul Helbers. Una scelta rivelatasi, a medio termine, sicuramente vincente. Jones poteva vantare esperienze con diversi brand e un ottimo triennio alla guida del marchio Dunhill, che gli era valso tra l’altro premi e riconoscimenti prestigiosi. Da allora il designer sembra essere riuscito dove il suo predecessore e lo stesso Marc Jacobs non avevano brillato: dare una precisa identità stilistica all’uomo Vuitton, Maison celebre ovunque per i suoi accessori, ma storicamente “debole” nel comparto dell’abbigliamento maschile. Fonti non ufficiali sostengono che, dal 2011 al 2015, il menswear abbia fruttato alla controllante LVMH ricavi per oltre 200 milioni di dollari all’anno. I risultati dell’operato di Jones sono evidenti: quasi tutti i servizi di moda contengono almeno un outfit LV, sciarpe e sneakers sono diventati un cult e gli spazi dedicati all’uomo nei flagship-stores sono cresciuti a dismisura.

In molti si chiedono quale sia  il “segreto” di Jones, la formula vincente che gli ha permesso di conquistare critica e pubblico in così breve tempo. Secondo la nostra opinione la ragione del successo di LV by Kim Jones è racchiusa nella parola “viaggio”. Louis Vuitton nacque grazie all’omonimo imprenditore nel 1854 come ditta specializzata in articoli da viaggio. Da più di 160 anni, l’azienda ha il suo core-business in borse e borsoni di ogni tipo e formato, dalla pochette da donna ai grandi bauli squadrati. Kim Jones viaggia fin dalla tenera età e si è formato a Londra, città cosmopolita per eccellenza. Assunto il ruolo di direttore creativo ha ripreso a girare il mondo con un obiettivo ben preciso: creare il guardaroba “su misura” per il globetrotter moderno, un’offerta completa di Ready-to-wear in grado di vestire il cliente Vuitton in ogni occasione. Il viaggio, quindi, è iscritto da sempre nel DNA tanto della griffe quanto del designer britannico.

Nel Giugno del 2011, a Parigi, ci fu il debutto del neo-direttore artistico, con un sentito tributo all’Africa, dove Jones ha vissuto e torna spesso. Le stole e grandi sciarpe a scacchi rossi e blu reinterpretarono l’iconico motivo “Damier” e resero omaggio alle tribù Masai del Kenya. Sempre all’Africa rimandavano molti outfits in toni polverosi, dal beige al Khaki, e le valigeria in generale. Jones guardò con interesse anche alle università americane, cui dovevano molto i bomber da collegiale e i suits spezzati, ed alla night life newyorkese. Fin dal principio il trait d’union delle Runway è stato il riferimento a realtà lontane ed all’apparenza inconciliabili, riunite invece armoniosamente nello stesso contesto.

Negli anni Jones ha definito con estrema precisione, arricchendola di volta in volta, la figura dell’instancabile viaggiatore, trasportando idealmente l’uomo della griffe dalle metropoli urbane (Parigi e Tokyo, Fall 2012) alle escursioni ad alta quota in territori orientali (Fall 2013), passando per il “road trip” attraverso gli Stati Uniti (S/S 2014).

Arriviamo infine alla sfilata 2015, contraddistinta dall’omaggio allo stilista Cristopher Nemeth e, in generale, all’arte ed al design, grandi passioni di Jones. Il decoro a base di corde annodate viene fedelmente riprodotto tanto su overcoats e capispalla strutturati quanto sugli immancabili accessori, dei quali un uomo moderno non può fare a meno. Si “ritorna” al viaggio, inteso non solo come itinerario da un paese all’altro, ma come processo di crescita interiore.

Kim Jones non si è limitato a disegnare e comporre outfits di pregevole fattura o a declinare nuove varianti di borse ("Damier Cobalt" e "Damier Infini"), ma ha fornito spunti e suggestioni di ogni genere, invitando ogni uomo a non fermarsi mai, ad alimentare costantemente la propria sete di conoscenza. Come disse lui stesso in un’intervista, la chiave di tutto sta nel viaggiare con la mente aperta, osservare ogni cosa, immergersi completamente nella storia e nelle tradizioni di ciascun luogo con cui si viene a contatto. Lui ha sempre seguito questi principi, e li ha applicati nel suo lavoro per la Maison, dando vita ad un sodalizio di gran successo. In attesa di partire verso nuove mete attraverso le collezioni di Jones, di una cosa siamo certi: il suo viaggio è solo all’inizio.

Marco Marini

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