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Elio Fiorucci è stato una rottura

Gli anni 70 possono definirsi gli anni dell'opulenza spartana, della democratizzazione, del consumo signorile, della frustrazione e dei disagi di intere generazioni di borghesi spiazzate che per anni avevano sognato di vestire da signore: e questo è stato al 99% colpa di Elio Fiorucci.

Tutto iniziò nel 1967. In quel periodo in Italia vigeva la sobrietà, per cui le case di moda erano portate ad ignorare quegli assurdi impulsi giovanili di distinzione, considerandoli solo un capriccio transitorio. Finché un'intraprendente individuo non decise di invadere, prima, un angolino di San Babila, poi di conquistare il mondo. 

Elio Fiorucci, all'epoca, fu la risposta alla domanda posta dalle nuove, annoiatissime, generazioni, al loro bisogno di individualità. Grazie alla sua abilità innata nel riuscire a captare le novità e riproporle, diventò in poco tempo il punto di riferimento della moda giovanile.

Riuscì a capovolgere in maniera totalmente avanguardistica i vecchi criteri commerciali, con prezzi bassissimi che attiravano un pubblico molto più giovane e vasto di quello delle abituali boutique, nonostante la qualità non fosse delle migliori. Questo portava ad accorciare i tempi e quindi spingeva i clienti a continui rinnovamenti nel guardaroba, battendo sul tempo di circa 40 anni le nostre amate catene low cost.

Elio è stato una rottura dei canoni estetici perbenisti, ridefinendo i confini della moda. Senza di lui, infatti, oggi non avremmo i jeans aderenti e probabilmente neanche Madonna, che gli deve il suo primissimo concerto allo Studio 54 in occasione del 15esimo anniversario della maison. I disco pants di American Apparel? Si chiamavano Lollies e li aveva presentati lui già nel 1999. La graffiti mania? È esplosa per mano sua quando nel 1984 decise di chiudere il negozio per due giorni lasciandolo in mano a Keith Haring. 

Se pensavate di essere innovativi, quindi, lui lo è stato prima di voi.

Serena Scozzafava

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