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Bottega Veneta, tra fotografia e moda

La storia artistica della maison italiana che dal 2001, con la direzione creativa di Tomas Maier, ha unito alla moda l'arte della fotografia, collaborando con i fotografi più celebri per le sue campagne pubblicitarie.

Bottega Veneta, maison italiana fondata nel 1957 a Vicenza, è un'azienda che da sempre ha fondato il suo successo sull'artigianalità d'eccellenza, che ha reso famose in tutto il mondo le sue creazioni e la sua inconfondibile lavorazione intrecciata della pelle (che caratterizza borse, scarpe e non solo).

“When your own initials are enough” è lo slogan di una delle prime campagne pubblicitarie della griffe, un'azienda dal design no-logo che vuole esprimere libertà e individualità. Tutti questi obiettivi sono perseguiti e portati avanti da Tomas Maier, direttore creativo di Bottega Veneta dal 2001. Il designer tedesco, fin da subito, ha voluto riportare il brand alla sua identità originaria, focalizzandosi sull’artigianalità dei prodotti ma seguendo un percorso del tutto anti-convenzionale.

Collaborazione è la parola d’ordine per Tomas Maier, una collaborazione con l’arte della fotografia che, dal 2002, è diventata uno degli aspetti più significativi dell’azienda. Lo stilista tedesco, per tutte le sue campagne pubblicitarie, ha deciso di lavorare con una pluralità di artisti e fotografi che non si limitassero, con le loro fotografie, alla semplice promozione del prodotto, bensì a raccontare una vera e propria storia, a rendere importante la fotografia nella sua totalità, dal soggetto all'ambiente circostante, passando per le luci.

Ogni fotografo, di stagione in stagione, ha espresso la sua personalità, rendendo ogni campagna pubblicitaria unica nel suo genere, ognuna con uno stile ben definito.

"The Art of Collaboration" è il nome della monografia, pubblicata da Rizzoli; un’unica opera d’arte di 656 pagine curata dallo stesso Maier, con più di mille foto, che racchiudono tutte le collaborazioni intraprese dalla maison, dal 2002 ad oggi.

Tutte queste partnership creative hanno portato alla creazione di campagne pubblicitarie assolutamente fuori dagli standard. “Quello che voglio è che l’immagine sembri proprio una delle loro fotografie”: questo era l’intento, sicuramente ben riuscito, del designer tedesco. Il primo fotografo a collaborare con l’azienda fu Robert Broadbent, per l'advertising campaign 2002-2003. Maier, in quel caso, si concentrò sulla fotografia di still life; e chi meglio di Broadbent poteva rendere l’idea, colui che proprio grazie all'idea di still life fu definito l’erede di Irving Penn.

Tina Barney collaborò con Bottega Veneta nel 2007: la sua capacità di dare una prospettiva psicologica all’interno di un ambiente d’elite, in cui lei stessa è nata, fu riversata completamente anche nella campagna pubblicitaria del marchio.

Robert Longo curò la campagna pubblicitaria 2010-2011, ispirata alle sue immagini “Men in the cities”, nelle quali uomini e donne con abiti da ufficio, immortalati sui tetti di New York, si muovevano e avvitavano su loro stessi come in una sorta di danza. Questo è ciò che esprimono le fotografie di Longo, mettendo l'accento sulle linee e sul movimento.

Ryan Mcginley, invece, nella campagna pubblicitaria della stagione 2014-2015 esprime energia e movimento in una dimensione onirica e surreale.

Tutto questo è Bottega Veneta, un'azienda che dal 2001 ha scelto una strada, sicuramente non-convenzionale, per esprimere al meglio la sua arte.

Giulia Goracci

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