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BlackBlessed: Floriana Serani Exclusive Interview

Un design nordeuropeo ed asiatico legati da un gusto dark. Questo è BlackBlessed raccontato dalla sua creatrice, Floriana Serani.

Come nasce BlackBlessed?
BlackBlessed nasce due anni fa ed è un'evoluzione più matura del progetto precedente dove porto avanti tutto quello che è la mia filosofia.
Prima di uscire con una mia linea, ho lavorato per circa sette anni come freelancer per altri brand e mi occupavo sia di produzione di abbigliamento ed accessori, sia come buyer. Lavoravo all'estero, soprattutto in Cina, ed ho imparato tutto quello che so sul campo. Dai tessuti al design, dal fare i campioni alla modellistica, fino alla parte commerciale. Nel frattempo avevo aperto un blog quando ancora non c'erano le varie Chiara Ferragni e non c'erano ancora gli shop online. Era un periodo in cui in Italia questo mondo era tutto nuovo.
Oggi BlackBlessed è un azienda in cui è presente un progetto creativo declinato in vari aspetti. E' un brand d'abbigliamento ma anche un vero e proprio concept di come io vedo la moda. Il fatto che tu scelga di indossare qualcosa non è semplicemente perché ti piace quel capo ma perché quel capo rappresenta un certo tipo di lifestyle, un mood, un'idea.

Cosa rappresenta il “nero” per te?
La mia è una scelta puramente estetica. Mi piaccio di più quando mi guardo allo specchio ed indosso una cosa nera. Poi metto anche un bianco o una maglietta con una stampa. In generale però ho un gusto monocromatico. Credo che dietro questa scelta ci sia anche un determinato tipo di messaggio che vuoi comunicare. Magari scegli quel determinato look con quel colore e con quell'immaginario perché vuoi comunicare che sei quel tipo di persona, non necessariamente legata ad un tipo di sottocultura. Lo vedo più legato ad un tipo di mood che vuoi trasmettere.
Ho dato questo nome al brand perché il nero è la base delle mie linee.

Passiamo all'altra parte del nome, ovvero “Blessed”.
Mi piacciono le cose a specchio, le cose simmetriche e i giochi di parole. Il nome deriva proprio da questo. Penso inoltre che quando qualcuno sceglie di vestirsi di nero è come se gli arrivasse addosso una benedizione. Difficilmente poi si cambia strada o almeno per me è stato così e spesso l'ho notato anche con altre persone. Volevo poi che il nome richiamasse l'interesse alle religioni ed al sacro.

Che rapporto c'è tra BlackBlessed e le religioni e cosa ti ispira?
Mi hanno sempre interessato le religioni, l'esoterismo, le simbologie. Sono cose che poi approfondisco. Anche nelle collezioni, molti temi sono ripresi da storie di donne e di dee importanti o comunque leggende e storie legate alle varie religioni.
Mi ispirano molto le figure femminili forti perché poi ci tengo a trasmettere anche questo: BlackBlessed è un'azienda formata da donne.
Mi hanno ispirato diverse figure di donne nella storia. Dalle streghe, ad esempio, alla storia della papessa Giovanna ripresa poi in un altra collezione. Ho voluto fare una piccola provocazione alla religione cattolica, alla chiesa ed ad un vago maschilismo.

Come nasce una collezione BlackBlessed e quanto è importante la ricerca dei materiali nelle tue collezioni?
Parto da un tema che magari può essere ispirato dalla lettura di un libro, da un dettaglio che vedo, da un film o da una persona. Da li poi sviluppo la collezione. Faccio più o meno sessanta modelli. Dal capospalla al vestito, dal top alla camicia. C'è sempre una parte che rimane più minimal, più pulita. Poi c'è una parte caratterizzante del tema ed infine c'è una parte più street.
Facendo tanto nero ho bisogno di texture diverse per caratterizzare e dare un po' di spessore alla collezione. Faccio tantissima ricerca, in Italia e all'estero, di tessuti. Mi piace molto il contrasto dei tessuti tecnici su dei tagli classici o viceversa. Mi piace il tono su tono di texture diverse. Ultimamente sto lavorando con tessuti accoppiati in cui si va a creare un terzo tessuto, del tutto nuovo. Mi piace giocarci. Usare un tessuto inaspettato in un modo altrettanto inaspettato.

Ci sono dei colori che ti ispirano particolarmente e con cui vorrai lavorare in futuro?
In minima parte lavoro già coi colori. Non disdegno ogni tanto il bianco, il bordeaux e i grigi. La trovo una sfida raccontarti e trasmetterti questo immaginario dark in modo diverso. Dipende tutto dal capo e dallo styling. Magari giallo fluo non lo userò mai, però tra poco uscirà una collaborazione con Audrey Kitching, personalità americana molto particolare e molto colorata.

Sei sempre aperta a collaborazioni, ma cos'è che fa scattare la scintilla e pensare: “è la persona giusta!”?
Mi piace molto collaborare con artisti e personalità di vario genere. Mi piacciono le influenze diverse ed i mix inaspettati. Ho piacere a collaborare con persone che stimo a livello creativo. Per quella collezione hai la possibilità di fare qualcosa che solitamente non fai. Puoi entrare nel gusto dell'altra persona e creare qualcosa di diverso. Nelle mie collezioni la mano è sempre la mia, il gusto anche. Quindi anche per evitare che il tutto sia piatto, mi piace fare uscire queste capsule collection.

Parlando di Roma, secondo te la città ha ancora le qualità per tornare un polo importante in ambito fashion?
A Roma, ultimamente, c'è molto fermento. E' una città meno legata ad eventi istituzionali tipici della moda come ad esempio la fashion week. Le persone qui si sono andate a cercare ed a costruire qualcosa, slegate da determinati meccanismi e brand, Roma è una città con tanti stimoli. Adesso poi c'è tutto un ricambio, una nuova corrente di giovani creativi nella moda, dall'abbigliamento agli accessori, ma anche fotografi e videomaker, che secondo me ha tutta una sua personalità ed un suo potenziale. Sono contenta di essere cresciuta a Roma ed aver cominciato qui perché la città si sta sviluppando.

Per finire, a che punto è il fashion italiano e verso dove stiamo andando?
Sono molto contenta che nel mondo della moda, a livello di sistema, ci sia un po' il ritorno all'Italia e al made in Italy. Io stessa, che ho sempre prodotto in Cina, sono tornata a produrre in Italia. In generale vedo un ricambio generazionale, anche a livello creativo. Un nuovo flusso di creativi con nuovi progetti in vari ambiti. Finalmente c'è qualcosa di nuovo da raccontare. Fino a qualche anno fa eravamo ancora impantanati nella vecchia scuola che non riusciva a stare al passo con le nuove realtà provenienti dal nord Europa e dall'Asia ad esempio. Tutto questo ovviamente escludendo i brand classici come Prada, Armani etc. Parlo di quelle correnti che vengono dal basso. Spero che finalmente finisca il trend di andarsene dall'Italia. Qui c'è tanto da fare, sia a livello lavorativo che a livello creativo. Si possono trovare tanti spunti. Io ho vissuto tanto all'estero, ho viaggiato tanto e continuo a farlo, eppure trovo molto provinciale essere esterofilo. Bisognerebbe rimanere in Italia e creare qualcosa qui sfruttando le influenze che vengono dall'estero che comunque, fra web e viaggi, non mancano mai.

Valerio Amer

photo credits: Tania Alinieri / Mila Studio

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