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Alber Elbaz: la mostra, e poi l'addio a Lanvin

Secondo molte fashion victim era già stato tutto programmato; a pochi giorni dalla chiusura della mostra in suo onore, Alber Elbaz è stato licenziato dalla più antica maison francese ancora in attività, Lanvin.

Fino al 31 ottobre il Palais Galliera di Parigi ha ospitato la mostra "Celebration of the Alber Elbaz/Lanvin-Manifeste Exhibition": l'esposizione, intesa come un percorso tematico, ha previsto circa 350 scatti e più di 100 capi, recuperati sia dal Patrimonio Lanvin che dalla collezione privata del museo. Insieme a questi sono stati esposti anche tessuti e diari di viaggio della fondatrice della Maison, Jeanne Lanvin, per poterne illustrare la carriera artistica iniziata nel lontano 1885 come disegnatrice di cappelli.

A 150 anni dalla sua nascita, la "Grande Dame de la Couture" – così i francesi chiamano Jeanne – è ancora sulla bocca di tutti per il fondamentale contributo che ha saputo dare alla moda parigina: la capacità di filtrare le tendenze del XIII secolo le permise di trasformare il mercato francese da nazionale ad internazionale e di dare inizio ad un modo tutto nuovo di concepire il fashion.

A soli diciotto anni Jeanne Lanvin aprì il suo laboratorio di modisteria al civico 16 di Rue Boissy d’Anglas e successivamente si avvicinò al mondo della lingerie, delle pellicce, delle spose, della decorazione d’interni, dello sport, della moda uomo e ovviamente dell’haute couture, lasciando sempre la sua personalissima impronta, caratterizzata da intricati ricami, virtuosismi sartoriali, decorazioni in rilievo e fantasie floreali. Musa ispiratrice di Jeanne fu sua figlia Marguerite, alla quale dedicò il profumo Arpège per il suo 30esimo compleanno, famoso per il colore "blu Lanvin" della sua boccetta, inventato dalla stilista e presente in molte delle sue creazioni.

L'intento della mostra, interpretata come un fitto dialogo tra moda e fotografia, è stato quello di avvicinare lo spettatore al mondo personale e profondamente intimo dello stilista, fatto di tessuti, colori ed idee, lontano dalla tecnologia e dai social network (Alber Elbaz non ha neppure un indirizzo email): l'art director ha preferito far scattare le fotografia da altri artisti (tra i quali But Sou Lai, Katy Reiss, James Bort e Juliette Da Cunha) ed essere immortalato nel "dietro le quinte" durante l’atto di creazione. "In quest’epoca digitale viviamo attraverso i nostri schermi, documentando ogni momento. Non osserviamo più: filmiamo. Non ascoltiamo più: registriamo. Non parliamo più: postiamo. La moda va ascoltata e guardata direttamente" dice, giustamente, Alber.

Swarovski, sponsor ufficiale dell’esposizione, aveva dichiarato: “Siamo onorati di collaborare con il Palais Galliera in qualità di sponsor della prima retrospettiva dedicata a Jeanne Lanvin, una delle più grandi figure dell'haute couture parigina. Swarovski è stata fondata nel 1895, appena sei anni dopo l’apertura del primo negozio di Mme Lanvin che usò fin da subito i cristalli per abbellire e impreziosire le sue creazioni da sera, facendolo diventare in seguito il suo marchio di fabbrica. Questa mostra rende omaggio alla bravura, l'inventiva e la creatività di una grande artista che ha catturato e ha espresso lo spirito del suo tempo”.

E chi l’avrebbe mai detto che questa mostra sarebbe stato l’ultimo lavoro di Alber per Lanvin? Tutto ciò non fa altro che (ri)confermare l’imprevedibilità del mondo della moda, che proprio ultimamente aveva assistito a diversi cambi dirigenziali, come l'addio di Alexander Wang a Casa Balenciaga e quello di Raf Simons al marchio Dior. E adesso è toccato allo stilista israeliano Alber Elbaz lasciare Lanvin, dopo ben 14 anni di successi e trionfi. "Insieme abbiamo affrontato la sfida creativa che Lanvin ci aveva lanciato, e le abbiamo ridato splendore, riportandola nella opportuna posizione fra le migliori maison del lusso francesi": così il designer saluta il suo team. Ora non facciamo altro che chiederci se occuperà lui il posto libero da Dior... Staremo a vedere!

Ludovica Leonardi

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